
Project 710: SearcH
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- HAMÀS (parodia)
Una parodia dei roboanti e bellicosi videoclip tipici di Hamàs e di numerose altre bellicose realtà militanti mediorentali. AUTORI: Daniel Chen (su testo e melodia di Rami Lev). STILE: Adrenalinico (L) | Grotesque | Lo Stadio va alla Guerra | CATEGORIE: Patriottismo o Propaganda | USCITA: 16/11/2024, giorno 40 di guerra e prigionia degli ostaggi. Link al brano: https://youtu.be/CV3Dkd9dVow?si=aKQeHIdJ-M8C37s2 Link su Spotify: https://open.spotify.com/track/46psHD2sGGJg8LabbtNteA?si=eb1abe17c02447bb INTRODUZIONE: ——————————— Una parodia, satira, dei roboanti videoclip tipici di Hamàs e di numerose altre bellicose realtà militanti mediorientali. Generalmente, i video di questo genere, sono molto ritmati e si contraddistinguono per cori di basse voci maschili, che, spesso, si alternano a un solista, di frequente a mo’ di “botta e risposta”. I messaggi trasmessi da questo genere di videoclip (e dal genere di canzoni su cui si basano) sono aggressivi, tesi ad incitare a una militanza armata e ad azioni terroristiche anti-israeliane, antisemite e - in frequenti casi - anti-occidentali. Nei commenti (17), (18) e (19) in calce vengono forniti i link ad alcuni esempi attraverso i quali è possibile apprezzare lo stile del genere musicale. [ Attenzione: parte degli esempi contengono immagini forti, tratte da filmati originali di attentati]. Talvolta i videoclip palestinesi, che rientrano nel genere sopra descritto, vengono prodotti anche in ebraico per promuoverne la diffusione anche in Israele, con l’intenzione di intimidire la popolazione ebraica. (v. uno degli esempi nei commenti). Nonostante l’investimento di budget e risorse creative, non ci risultano risultati apprezzabili, in termini di raggiungimento delle finalità intimidatorie proposte. È tuttavia ragionevole pensare che questo tipo di videoclip bellicosi abbia un effetto catartico e stimolante, sia per chi li produce, sia per chi ne apprezza contenuti e stile. Difficile invece immaginare come -realisticamente- possano aiutare in un eventuale dialogo tra parti (ove cercato) per una soluzione delle tensioni e -soprattutto- come contribuiscano a un miglioramento del precario stato socioeconomico della società palestinese. Oltre allo stile musicale, il videoclip che accompagna la parodia qui proposta riprende alcuni motivi caratteristici di quelli appartenenti al genere precedentemente descritto, palestinesi o provenienti da altre aree mediorientali. Ad esempio: • Uso di caricature basate su stereotipi (somatici e di abbigliamento). • Lo scarpone (o semplicemente un piede) che calpesta, come motivo ricorrente. Calpestare bandiere, immagini di leader o altre persone, -così come bruciarle- costituisce infatti una delle ricorrenti “attività ludiche” più in voga nelle manifestazioni anti-israeliane e anti-occidentali, sia che si tengano nelle aree palestinesi, sia in paesi con matrici culturali analoghe. [Anche in questo caso si veda come riferimento ed esempio uno degli esempi nei commenti ]. DANIEL CHEN è un giovane cantante che ha iniziato la propria carriera soprattutto come cantante in eventi pubblici o privati. La canzone qui segnalata è decisamente anomala per questo cantante. Il repertorio di Daniel è infatti melodico, romantico-melenso, in stile musicale “mizrachì” (orientale). Un piccolo dettaglio nel videoclip che accompagna la canzone: l’acronimo in alto a destra che accompagna le immagini (v. nota 17). TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: —————————————————————— [Voce via radio, fuori campo, su immagini riprese da drone] Pronti ad eseguire: 2 - 3, Sha-Ger (1) [Incipit in arabo]: Uno, due, tre e basta! [In ebraico] Yallah (2) Yah Chamàs Sei solo uno zero azzerato. Tzaha”l (3) il gigante (ora) vi farà un bel circo! (4) Vi farà a pezzi vi spaccherà la faccia (5) e vi seppellirà vivi dentro il tunnel. [Coro] (6) Yallah (2) Yah-Chamàs Yallah yallah Yah-Chamàs Yallah Yah-Chamàs vi faremo un bel circo! (4) [Riprende la voce solista] Yallah Yah-Chamàs sia Sinwar e pure Abbàs Vedrete che faremo i conti non ne rimarrà neanche la forfora (7) Tzaha”l il gigante vi spaccherà la testa (8.) vi intercetterà con un missile (lasciandovi) senza mutande e pantaloni. (9) [Coro] (5) Yallah (Yah-Chamàs Yallah yallah Yah-Chamàs Yallah Yah-Chamàs senza mutande e pantaloni.(9) [Riprende la voce solista] Yallah Yah-Chamàs andatevene a Gaza-(che è)-un-Inferno (10) Daniel Hagari (11) non lascerà in giro nessun terrorista Avevate ricevuto l’occasione ma avete scelto solo di andarvene a morire basta basta (12) ci avete rotto (e ora) è la fine di Chamàs. [Coro] (6) Yallah (Yah-Chamàs Yallah yallah Yah-Chamàs Yallah Yah-Chamàs vi faremo un bel circo! (4) Wallah! (13) se necessario vedrete che manderem per aria con un missile l’Iran… [coro: l’Iran!] lo Yemen… (14) [coro: lo Yemen!] In un campo di fragole (15) vedrete che pianteremo gli Houthi (15) ben profondo! [coro: profondo!] (li) cancelleremo… [cancelleremo!] Leh leh leh. leh leh leh leh leh lehàh (16) [Coro] (5) Yallah (Yah-Chamàs Yallah yallah Yah-Chamàs Yallah Yah-Chamàs senza mutande e pantaloni.(9) [Coro] (6) Yallah (Yah-Chamàs Yallah yallah Yah-Chamàs Yallah Yah-Chamàs vi faremo un bel circo! (4) NOTE e COMMENTI: (1) In ebraico: “Shtaym (2) - Shalosh (3) - Sha-ger!”, (2 - 3 - Lan-cia!) Frase cadenzata pronunciata da un operatore prima di aprire il fuoco a distanza per mezzo di droni o altro strumento avanzato (una specie di “1-2-3 Fuoco!”). La frase 2-3 Sha-Ger! è spesso udibile fuori campo nella documentazione filmata di attacchi svolti utilizzando gli strumenti di cui sopra. La frase registrata, estrapolata dalla documentazione di attacchi svolti, è stata utilizzata in molti brani musicali, prevalentemente Rap o Techno, usciti nel corso della guerra. Alcuni di questi brani sono stati addirittura creati al fronte, da soldati durante pause sul campo di battaglia, in modo talvolta dilettantesco talvolta professionale, per poi essere diffusi attraverso i social media. (2) "Yallah!" Esclamazione esortativa in arabo, entrata nell’ebraico informale. (3) Tzaha”l. Acronimo per Tzavah Haganà LeIsrael (Esercito di Difesa d’Israele). IDF, l’esercito israeliano. (4) In ebraico “Kirkàs” (circo). Parola greca entrata nell’ebraico moderno. Qui nel verso non solo per il significato metaforico del termine, ma soprattutto per far rima con la parola Chamàs. (5) In ebraico “Ishbòr lakhem et hatzuràh”, letteralmente “vi romperà la forma”. (6) Lo stile del coro, di basse voci maschili, richiama molto il tipico stile dei belligeranti videoclip di propaganda delle varie organizzazioni combattenti arabe. v. Introduzione. (7) In ebraico “kaskàs”. Il testo ebraico non dice esattamente “forfora”, bensì “scaglia”. Anche dire “non ne rimarrà neanche una scaglia” renderebbe l’idea; tuttavia, questa parola se al plurale (kaskasìm) significa anche “forfora”. Questa alternativa -con licenza poetica- è stata preferita nella traduzione, per ch é riten uta più in linea con lo spirito satirico della canzone. (8) Per far rima con la parola Chamàs, il testo mischia insieme ebraico e arabo: iefarek lakhèm ’t ha-ràs. Iefarèk lakhem et (in ebraico: vi smonterà la…) + ràs (in arabo: … testa). (9) In ebraico michnàs (pantalone) un termine che è presente già nel Talmùd. Anche in questo caso la parola è scelta prima di tutto per far rima con la parola Chamàs. Per indicare la parola “pantaloni” in ebraico si usa spesso la forma duale: mikhnasaym. Tanto per rimanere nel contesto vale qui la pena di ricordare che in arabo “pantaloni” si dice “bantalùn” (parola che come in italiano vien dal francese “pantalons”, ma che vede una “b” al posto della “p” in quanto la lettera “p” viene pronuncita “b” in arabo). (10) Gioco di parole in ebraico tra la parola ‘Aza (Gaza) e la parola ‘azazèl (inferno). (11) Il Generale di Brigata Daniel Hagari funge da portavoce ufficiale dell’esercito. Per la sua chiarezza e portamento, Hagari è divenuto una figura molto popolare e considerata autorevole dal pubblico israeliano. (12) In arabo nel testo: Chàllas! (basta!). Il termine arabo è divenuto, anche nell’ebraico informale, espressione che ha lo stesso significato. (13) Wallah! Espressione derivante dall’arabo ed entrata a far parte dell’ebraico informale. Esclamazione di stupore o di entusiasmo, usata per sottolineare qualcosa ma anche come incipit rafforzativo prima di un’affermazione. La pedante Accademia della Lingua Ebraica, con sede a Gerusalemme, ha individuato nell’ebraico informale ben 11 diversi tipi di uso di questo termine. (14) In ebraico “Teimàn”. La parola indica sia il paese, sia -in forma più arcaica o in forma poetica- il punto cardinale Sud, il meridione. (15) In ebraico “Sdè shel tùtim” (campo di fragole). Il termine è qui -evidentemente- non per richiamare sentimenti ispirati alla dolcezza e sensualità del frutto, bensì per far rima con la parola Hoùtim (il movimento Houti). Il movimento politico-militare islamista Houti opera nello Yemen ed è sostenuto e armato dall’Iran. In passato non vi sono stati confronti militari diretti tra Israele e questo movimento; quest’ultimo tuttavia, a partire dal 7/10, ha iniziato a tirare missili dallo Yemen in direzione di Israele e a colpire navi di altre nazioni in navigazione nell’area sud del Mar Rosso. (16) Intercalare melodico, tipo “la, la , la…”. Non ha un particolare significato. (17) Le tre lettere ebraiche Bet, Samech e Dalet: sono acronimo dell’espressione in aramaico “Besyatà Di-Shmayà” (Con l’Aiuto del Cielo). Presso parte degli ebrei particolarmente attaccati alle tradizioni religiose, è uso apporre questo acronimo in un angolo in alto di qualsiasi scritto, privato o pubblico. L’apposizione di questo acronimo (o di simili nel significato) non è un precetto della normativa ebraica; ha essenzialmente la valenza di abitudine di carattere sentimentale, identitario o propiziatorio. (18) Link a esempio di videoclip propagandistico palestinese in ebraico, con esempio di caricature. ATTENZIONE: Contiene immagini originali di attentati, con forti contenuti violenti. (19) Link a esempio di videoclip propagandistico palestinese con un motivo iconico ricorrente: la descrizione dell’obiettivo umano da distruggere -Israeliani, ebrei, occidentali, etc.- utilizzando metafore destinate a destare ribrezzo, con particolare preferenza per animali tipo serpenti, ratti, etc. (in questo caso: corvi) ATTENZIONE: Contiene immagini originali di attentati, con forti contenuti violenti. (20) Link a esempio di videoclip contenente il motivo iconico dello scarpone che calpesta il nemico (in questo caso Israele, da calpestare, è presentato come un ratto da schiacciare). Ottimo esempio anche dello stile musicale oggetto della parodia. Questo videoclip è di un'ala dell'organizzazione Fatah. È stato diffuso per congratularsi con Hamàs in data 10/10/2023, 3 gg dopo l’attacco- strage del 7/10.
- MA AVAREKH (2023) - Cosa augurargli? (2023)
Rivisitazione di una canzone del 1968, uscita poco dopo la “Guerra dei Sei Giorni”. Il ritornello della canzone originale viene intercalato all’interno di un nuovo brano Rap creato da Lamour in seguito al 7/10. Entrambe le versioni parlano di un soldato, di cui è raccontata la crescita da bambino a giovane adulto, attraverso l’adolescenza. AUTORE: Afek Lamour STILE: Killing You Softly | Ansiogeno | CATEGORIE: Shock / Lutto / Ansia | Rabbia / Confusione | Remakes | Guardando Avanti USCITA: 7/12/2023, giorno 61 di guerra e prigionia degli ostaggi. LINK al brano: https://youtu.be/XHNkIWkoFOI?si=MLEV8FIQUEcGfhDm LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/7E2vlas41gDGfcGZctIfrz?si=5ec72389aee34686 INTRODUZIONE: _______________ Il brano è la rivisitazione di una canzone uscita con lo stesso titolo nel 1968, non molto dopo la “Guerra dei Sei Giorni” (Giugno 1967). Il brano attuale intercala il ritornello della canzone originale all’interno di un nuovo brano Rap creato da Lamour in seguito al 7/10. Entrambe le versioni parlano di un soldato, di cui è raccontata la crescita da bambino a giovane adulto, attraverso l’adolescenza. Nonostante la versione originale sia uscita nel 1968, la chiameremo qui, intenzionalmente, “versione post-’67”; per ribadire il suo legame con la guerra di allora. La versione post-’67 si conclude con un verso raccapricciante, che fa indirettamente capire che quello che prima fu un grazioso bambino prima - e dopo un dotato adolescente - viene ucciso una volta divenuto soldato. Nella versione 2023, invece, la fine parla di speranza e guarda avanti: il soldato sopravvive, ma la sua crescita e vita sono segnate da perdite tragiche, a partire dal 7/10. Le rime in ebraico che descrivono queste perdite e il lutto che le accompagna - rafforzate dal coro basato sulla versione originale - sono particolarmente efficaci; un po’ un pugno sferrato allo stomaco nel periodo di profonda angoscia innescatosi il 7/10. La versione post-’67 fu il primo brano pubblicato di Rachel Shapira (1945 - ), poetessa che negli anni diverrà l’autrice dei testi di molte altre canzoni di successo. La melodia è di un compositore altrettanto famoso in Israele, Yair Rosenblum (1944-1996). Il brano originale fu eseguito nel 1968 dalla cantante Rivka Zohar, parte del gruppo musicale di Cheil HaYam, la Marina Militare Israeliana. Nel commento (14) in calce, un videoclip della canzone fine anni ’60, con breve commento. Eldad (Dedi) Krook z"l Rachel Shapira scrive il testo in memoria di un giovane caduto nel corso delle battaglie del 1967, Eldad (Dedi) Krook (v. foto), suo compagno di infanzia nel Kibbutz Shefaym. La melodia malinconica e il testo drammaticamente tragico fanno da contrappunto alla grande euforia che caratterizzò per anni la schiacciante vittoria israeliana della Guerra dei Sei Giorni, ridimensionando tale euforia Ma Avarekh post-’67 è tra le canzoni “più gettonate” nella categoria chiamata in Israele, informalmente, “Shirei Yom HaZikharòn” (Canzoni per il Giorno della Rimembranza): brani musicali struggenti per melodia - e tristi per contenuti - che accompagnano per radio e nelle cerimonie lo Yom HaZikhaòn, la giornata in cui si celebra il ricordo dei numerosi giovani caduti uccisi in Israele, nel corso degli anni, e delle vittime del terrorismo. Design: Rinat Gilbo’a. Una delle numerosissime espressioni ufficiali dello Yom HaZikharon è anche l’annuale emissione di un francobollo commemorativo. Quello emesso nel 2019 rende omaggio al brano Ma Avarekh post-’67. La vittoria della Guerra dei Sei Giorni fu spettacolare, se non addirittura miracolosa. Ciò premesso non è azzardato considerare “Peccato di Hybris” la grande euforia post-’67, le cui tracotanze verranno in seguito punite dalla scioccante sorpresa dello scoppio della Guerra del Kippùr nel 1973. Preoccupante, deludente e motivo di rabbia è invece rilevare come Israele abbia così poco imparato da quella “punizione”, come tragicamente dimostrato dalla inetta impreparazione alla sorpresa del sanguinoso attacco del 7/10/2023. Indirettamente, il legame tra le due versioni della canzone ribadisce anche il filo tra due guerre distanziate tra loro 56 anni: 1967 e 2023. Le conseguenze della prima sono note; quelle della seconda non ancora. AFEK LAMOUR è un giovane cantautore resosi noto nel 2019 grazie a The Voice , un programma televisivo che presenta giovani talenti. Da allora ha lasciato il lavoro presso la ditta di pulizie diretta dal padre (che per anni lo ha spronato a esercitarsi nella musica) per dedicarsi a tempo pieno alla propria carriera musicale. TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: ————————————————— [Coro bambini. Parole e melodia della canzone originale post-’67]: Cosa augurargli di buono, cosa riceverà in dono (1) questo bimbo? (2) Chiese l’angelo. [x2] [Rap moderato, recitativo. Versione 2023 di Afek Lamur]: Chiudi gli occhi, bimbo, appoggia la testa su di me Il fuoco brucia e l’odore ti è sconosciuto La casa che amavi non sarà più com’era Perdonami per non esser riuscito a mantenere quanto ti avevo promesso Avevo detto che ti avrei protetto da ogni sventura e (invece) le sventure sono arrivate a raffiche (3) senza preavviso. Lo sai da solo cosa è successo non è nemmeno più possibile raccontarti bugie ed è strano, si vede dal tuo sorriso che ti sforzi di far l’eroe ma non è il tuo ruolo (4) sono io che dovrei proteggerti non il contrario Guardami adesso e non distogliere lo sguardo siamo ancora sotto il fuoco (5) Come ti sei fatto grande, troppo in fretta non va bene dovresti startene al parco (6) e giocare con quegli altri bambini che (ora) non posson più prendere a calci il pallone cantando “Sabato mattina, è una bella giornata” (7) invece di “Sabato mattina, è un giorno maledetto”. [Coro ragazzi. Versione post-’67] Cosa augurargli di buono, cosa riceverà in dono (1) questo fanciullo? (2) Chiese l’angelo. [x2] [Rap moderato, recitativo. Versione 2023] Maglietta nera strappata s’è fatto adolescente proprio quest’anno. Lacrime sulla guancia mai toccata da un rasoio (8.) Una sedia di plastica e preghiere mai sentite prima la misericordia sta negli alti cieli (ma) lui se ne sta la seduto in silenzio (9) gli abbracci servono solo a ricordargli quel che ha perso lo consolano ed è carino ma non funziona capisce già, ma non ha ben realizzato (10) come è possibile al nome di tutti quelli che ha amato (è ora necessario) aggiungere anche z”l (11) [Coro ragazzi. Versione 1967] Cosa augurargli di buono, cosa riceverà in dono (1) questo ragazzo? (2) Chiese l’angelo. [x2] [Rap moderato, recitativo. Versione 2023] Vestito color khaki, fucile canna corta, sorriso lungo Un combattente pieno di energia e al contempo di tenerezza Concluso l’addestramento, dritto a combattere Papà fiero che prega “Mio D-o proteggilo” Quella notte lui e tutta la squadra eseguono il controllo di un’area Il comandante grida “pulito” (12) (ma) all’improvviso un sibilo non passa un minuto che in piedi c’è rimasto solo lui Era entrato “soldato”, è ritornato “soldato solo” (13). [Coro adulti. Versione 1967] Cosa augurargli di buono, cosa riceverà in dono (1) quest’uomo? (2) Chiese l’angelo. [x2] Cosa augurargli di buono, cosa riceverà in dono (1) quest’uomo? (2) Chiese… [l’usuale fine del verso è troncata] [Rap moderato, recitativo. Versione 2023] Apri gli occhi bimbo guarda il sorger del sole Ci han dato in dono la vita si è vero - sarà ancora doloroso ma non ci porteranno via la speranza. [Coro che alterna le precedenti voci di età diverse. Versione post-'67] Cosa augurargli, cosa dargli in dono…? [x4] NOTE e COMMENTI: —————————— (1) In ebraico “Ma avarekh lo, ba-me yevorakh” (letteralmente “Cosa augurerò (di buono) a lui, di cosa sarà dotato?”. La parola utilizzata per usare l’augurio positivo è basata sulla stessa radice verbale (b-r-kh), su cui si basano anche parole quali “benedire” e “benedizione”. La domanda, posta nella canzone da un angelo, si riferisce a un dono o una dote provenienti dal Cielo. Ad es.: l’espressione per indicare una famiglia con numerosi figli è “Mishpachà brukhat-yeladim”, “Famiglia-benedetta-di-bambini”. (2) Nel corso del testo della canzone (sia nella versione post-'67, sia 2023) l’angelo rivolge la propria attenzione ad un soggetto definito con termini che indicano progressivamente età diverse, in crescita: Yeled (bambino) | Na’ar (fanciullo) | ‘Elem (ragazzo, giovane uomo) | Ghèver (Uomo adulto). (3) In ebraico “Be-tzroròt”, pl. di “be-tzròr” (a raffica). In ebraico moderno, come in italiano, “raffica” indica sia “qualcosa che arriva in modo veloce e sequenziale”, sia “serie di colpi di arma da fuoco”. L’uso di questa specifica espressione metaforica (anz iché ad es. “una dietro l’altra”) è ovviamente intenzionale per indicare la strage del 7/10. (4) Nel testo ebraico “achraiutkhà”, termine che può indicare “ruolo” ma significa, in primo luogo, “responsabilità”. (5) In ebraico “BiSdè HaKrav”, letteralmente “sul campo di battaglia”.. (6) In ebraico “gan”, termine che indica “parco, giardino” ma anche asilo per bambini, scuola materna (come nei termini “giardino d’infanzia” e "kindergarten"). (7) Riferimento all’allegra canzone di successo “Shabbat BaBòker” (Sabato mattina), parte di un disco di canzoni per bambini (e adulti un po’ sognanti) uscito nel 1989. Parole: Tirza Atar. Musica: Yoni Rechter. Nella canzone un bambino (o bambina, a seconda dell’esecuzione) racconta una serie di attività che ama fare il sabato mattina con la famiglia. In questo commento, link ad un arrangiamento che - pur non essendo quello originale - è illustrato con un’animazione che consente in linea di massima di capire il contenuto della canzone. (8) Da questo verso - e sino al termine della strofa - il fanciullo è nel c.d stato di “Shiv’à”. Il termine ebraico “Shiv’à” (sette, in forma maschile) indica - oltre al numero - anche la settimana di lutto più stretto che la tradizione ebraica impone a chi perde un parente stretto (genitore, figlio, fratello/sorella). Nel corso della settimana di shiv’à la persona in lutto si astiene da qualsiasi attività ordinaria e “siede in casa”, oggetto delle attenzioni di chi lo circonda e di chi si reca a porgere condoglianze. La “settimana” è la prima di tre fasi temporali - Settimana / Primi 30 giorni / Anno - che accompagnano progressivamente la persona in lutto, con norme che segnano un percorso di elaborazione della perdita subita. Secondo la tradizione ebraica, al termine dell’anno, la persona in lutto non solo non ha più l’obbligo di osservarlo, bensì ha il dovere di non indulgere nel mettere in pratica quelle non auspicabili norme. La regola pratica di un ricordo del defunto, attraverso un’azione da svolgere, si limiterà da quel momento alla commemorazione dell’anniversario della scomparsa. La norma che impone di non indulgere nelle pratiche di lutto è in linea con il principio ebraico di scegliere, privilegiare e santificare innanzitutto la vita. Ove logicamente non è materialmente possibile limitare i sentimenti di una persona - e quindi anche la malinconia del ricordo di chi ci è caro - si può però provare ad evitare comportamenti pratici che rischiano di innescare o perpetuare una spirale depressiva. Questo non sottintende una rimozione totale, o una mancanza di rispetto nei confronti dello scomparso, dato che comunque permane la norma del ricordo e omaggio attraverso l’anniversario. Tuttavia intende sottolineare la necessità di guardare e andare avanti, essendo la vita un dono dato all’uomo dal Signore. È perciò in linea con questo spirito che la canzone, nella versione 2023, si conclude con uno sguardo in avanti, consapevole che “sarà ancora doloroso, ma non ci porteranno via la speranza”. (9) In ebraico l’ordine e il ritmo delle parole di questo verso ammiccano ad una doppia lettura del significato e fanno sorgere un dubbio: chi è il soggetto seduto in silenzio? Il fanciullo o forse Il Signore? La prima lettura, letterale e logica, indica che colui che siede è il fanciullo: siede infatti in Shiv’à (v. nota precedente). Tuttavia, a causa del ritmo serrato del Rap, è anche avvertibile un’espressione che in certe preghiere indica il Signore: Yoshèv BaMeromim (Colui che siede negli alti cieli). L’ordine delle parole è invertito e diviene quasi un “BaMeromìm Hù Yoshèv”, espressione che in preghiere può anche indicare il Signore. La doppia lettura è provocata dall’ordine di due parti del verso. Questo inizia recitando “HaRachamìm BaMeromìm” (la misericordia è negli alti cieli), ma subito dopo la parola “BaMeromim” si attacca a “VeHù Yoshev Sham BiDmamà” (e lui se ne sta là s eduto in silenzio). Pur essendo “Hù” (lui) preceduto dalla congiunzione “Ve” (e-) - che lo stacca - è plausibile anche una seconda lettura - anzi, un secondo ascolto - che produce un ammiccato “Colui che siede negli alti cieli se ne sta sedut o là i n silenzio”. La provocativa domanda “Dov’era D-o il 7/10?” (che rieccheggia la più nota questione “Dov’era D-o durante la Shoàh) è infatti sorta in Israele nella conversazione odierna, assieme ad altre domande fideistiche, o a soggetto trascendentale, quali ad es. “Cosa voleva, vuole, farci capire D-o attraverso lo shock del 7/10?’. In senso analogo si veda anche un’altra canzone del Progetto 710: Ein Nechamà di ElyatTzur . (10) Per dire “non ha ben realizzato”, il testo in ebraico usa un’espressione informale: “ha-asimòn ‘od lo nafàl” (il gettone non è ancora andato giù). In Israele l’espressione è nata nel periodo in cui erano ancora in uso i telefoni pubblici a gettone: la risposta all’estremo opposto della linea chiamata faceva cadere il gettone inserito nell’apparecchio. La caduta del gettone interrompeva il suono cadenzato di attesa udibile nella cornetta e - soprattutto - dava il via alla telefonata vera e propria, stabiliva la comunicazione. L’espressione metaforica è ancora ampiamente in uso, pur essendo oggi anacronistica da un punto di vista tecnologico ed etimologicamente comprensibile solo da una certa età in su. (11) In ebraico “ z”l “ è acronimo dell’espressione “Zichronò Livrachà” (il suo ricordo sia di benedizione). Si pronuncia: “zal”. È uso molto diffuso aggiungere questo acronimo dopo il nome di una persona defunta. Nel testo fa rima con la parola “nafàl”, di cui alla nota precedente. (12) In ebraico “nakì” (pulito). In azione, si grida per indicare che il luogo esaminato non presenta pericoli. Generalmente, se il luogo è divenuto “nakì” in seguito ad uno scontro a fuoco in cui si è avuta la meglio, si grida “tuhàr” (bonificato, purificato). (13) In ebraico “Chayàl bodèd” (soldato solo). Nell’esercito israeliano - Tzaha”l - il termine qualifica il soldato (o soldatessa) che non ha famiglia stretta in Israele; una situazione molto comune presso i numerosi giovani soldati immigrati. Al “soldato solo” sono garantiti alcuni supporti di carattere materiale (e spesso è anche oggetto di affetto da parte delle famiglie di altri soldati). L’uso poetico di questa qualifica non è esattamente aderente alla situazione descritta nella strofa: il soldato - che evidentemente è il ragazzo delle strofe precedenti - è in effetti un “soldato solo” in quanto è l’unico sopravvissuto della propria famiglia, tuttavia l’essere unico sopravvissuto del proprio plotone non sarebbe ciò che lo qualifica per lo stato formale di “soldato solo”. Questa distinzione, tuttavia, è solo tecnica e pedante: il termine “soldato solo”, infatti, marca un’ulteriore solitudine, risultato del sovrapporsi della perdita della famiglia vera e propria alla perdita degli amici commilitoni. Questi sono vissuti come una nuova famiglia - una situazione molto comune nell’esperianza di Tzaha”l - che viene anche questa persa in circostanze tragiche, proprio come la famiglia originale, vera e propria. (14) Clip che presenta la versione originale uscita nel 1968, cantata da Rivka Zohar e dal gruppo musicale di Cheil HaYam, la Marina Militare Israeliana. Il filmato conclude il film “La guerra dopo la guerra” (1969) del filmmaker e regista Micha Shagrir (1937-2015). Al termine di una proiezione celebrativa del film, tenutasi pochi mesi prima della morte del regista, Shagrir raccontò che anche il bambino dell’ultimo fotogramma, che in un lungo fermo-immagine guarda lo spettatore, divenuto adulto cadde poi in combattimento, a distanza di anni da quando fu prodotto il film.
- TAMID IECHAKÙ LEKHÀ (Ti aspetteranno sempre)
Ohav è un giovane musicista con alle spalle otto anni di servizio militare. Una volta congedatosi si è trovato a occuparsi delle problematicità legate a vari aspetti della PTSD, la Sindrome da Stress acuto Post Traumatico. Forte di questa esperienza - e alla luce dei traumi attraversati il 7/10 dai bambini dell’area intorno a Gaza - Ohav ha intrapreso un progetto canoro con classi composte dai bambini sfollati. AUTORI: Ohav e bambini della cittadina di Sderot. STILI: Killing You Softly | Adrenalinico (S) | Grotesque. | CATEGORIE: Shock / Lutto / Ansia | Remakes | Guardando Avanti | USCITA: 11/02/2024, giorno 124 di guerra, di prigionia degli ostaggi (e da quando i bambini nel videoclip sono sfollati). LINK al brano: https://youtu.be/-q5jFoP9lGM?si=_iiFYJ0wmLhNelrg LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/5LEsxianaXkd4kcUAEVRPQ?si=06124b36f50c4075 INTRODUZIONE: —————————————————— Il 7/10, oltre alla strage e allo scoppio della guerra, Israele si è trovata di fronte ad un nuovo drammatico problema, mai incontrato in passato in tali dimensioni: gli sfollati. Nel giro di pochi giorni, più di trecentomila persone, abitanti delle aree sud intorno a Gaza e dalla fascia Nord al confine con il Libano, hanno dovuto abbandonare le proprie case per motivi di sicurezza o per vera e propria necessità di sopravvivenza. Gli sfollati sono stati stipati in hotel, una famiglia per camera o in appartamenti privati in aree considerate relativamente meno pericolose. Molti sono riusciti a scappare con una valigia, altri senza nemmeno quella, avendo avuto la casa distrutta. Le comunità sradicate dalle proprie case - ricreatesi in qualche modo negli hotel e nelle località di accoglienza - e le famiglie di sfollati, fanno il possibile per riprendere una parvenza di vita “normale”, barcamenandosi sia con l’incertezza di una precarietà il cui termine non è ancora definito, sia con problemi economici. Tutto questo senza contare la difficile situazione post-traumatica che investe ogni fascia d’età, con le rispettive difficoltà. Nelle località che hanno accolto gli sfollati una delle principali necessità è stata quella di riorganizzare una qualche forma di sistema scolastico per i bambini, per non “farli restare troppo indietro”, ma soprattutto per tentare di creare - attraverso una routine quotidiana - una blanda parvenza di normalità. Difficile parlare di successo o insuccesso di questi tentativi: ogni comunità e località di rifugio è un caso a se. Forte della propria esperienza legata al PTSD - Sindrome da Stress acuto Post Traumatico- e alla luce dei traumi attraversati il 7/10 dai bambini dell’area intorno a Gaza - il musicista Ohav ha intrapreso un progetto canoro con classi composte dai bambini sfollati. Assieme alle classi e agli insegnanti sono state scelte canzoni conosciute. Ad alcune strofe del testo originale vengono intercalati frasi composte dai bambini, in cui ciascuno descrive brevemente le esperienze vissute. Le frasi vengono quindi eseguite in forma di rap dai bambini stessi. L’esperienza creativa diviene quindi un’attività con valenze didattiche e - soprattutto - catartiche, sia per i bambini, che per i loro insegnanti. I bambini di questo particolare brano sono stati sfollati da Sderòt, una cittadina non lontana da Gaza, che il 7/10 si è trovata con bande di terroristi che, in giro per le strade e nelle case, hanno provocato numerose vittime. La canzone cui il rap dei bambini si intercala è “Tamid Iechakù Lekhà (Ti aspetteranno sempre), un brano del 1997 della famosa cantautrice Leah Shabbat. Il testo parla di nostalgia. Poco più di un mese dopo il 7/10, la canzone è stata ripresentata da Leah Shabbat con un nuovo arrangiamento, come parte delle numerosissime iniziative di sensibilizzazione nei confronti del problema degli ostaggi, prigionieri a Gaza a partire dal 7/10. Un link al videoclip del nuovo arrangiamento è qui unito nel commento (5). Ai commenti (6) e (7) link a due altri brani del progetto svolto da Ohav con bambini sfollati di Sderot. TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: ——————————————————— [Melodico. Parole di una nota canzone originale di Leah Shabbat] Ogni aereo che passa in cielo ogni stella che illumina gli occhi mi ricorda te (Una) ballerina (1) prima della pioggia (e i) grilli nelle ore della sera ti aspetteranno sempre… [RAP. Testi dei bambini]: [Bambina Rap A:] La notte chiedo a mamma quando arriveremo a casa? Prego D-o [Bambino Rap B:] Io penso ai soldati (e mi chiedo) quando torneranno a casa? [Bambina Rap C:] Mamma, ho nostalgia del mangiare che cucini tu Anche se mi lamento (lo) amo ugualmente. [Bambino Rap D:] Mio zio -caro…- serve nell’Unità Duvdevan (2) io sto qui e tutto il tempo penso a lui. [Bambino Rap E:] Caro Papà, ti amo tanto per me sei quello che di sport ci capisce più di tutti. [Bambino Rap F:] Da grande diventerò un centrocampista di successo e sarai fiero di me quando farò [Coro] Gooool! (3) [Bambina Rap G:] Voglio tornare a casa al mio letto, al mio sofà Ho nostalgia dei vicini, degli zii, della mia famiglia. Avevo i terroristi sopra, in casa, faceva molta paura ma alla fine dal buio verrà la luce. [Melodico. Corale. Parole dalla canzone originale di Leah Shabbat] Ogni aereo che passa in cielo ogni stella che illumina gli occhi mi ricorda te (Una) ballerina (1) prima della pioggia (e i) grilli nelle ore della sera ti aspetteranno sempre… [Bambino Rap H:] Mi sono alzato sabato mattina, tanti bum! forti e la da noi nel quartiere ci stavano i terroristi! [Bambino Rap I:] Non dimenticherò mai la paura ed il terrore… [Bambino Rap J:] … e allora abbiam capito che era iniziata la guerra. [Bambino Rap K:] E ogni giorno che passa perdiamo degli angeli, son vestiti in divisa e combattono per noi. [Bambino Rap L:] Vorrei che si calmasse tutto che tornasse la routine [Bambina Rap M:] (vorrei) studiare aritmetica, ebraico e scienze [Coro: OOOH!] [Bambina Rap N, fuori campo:] (vorrei) giocare con tutti gli amici e dormire a casa (mia) [Bambino Rap O:] Sto li che attendo e aspetto ma ancora non succede… [Bambina Rap P:] Hey Nonna, ti aspetto qua dabbasso Ti penso ogni giorno e vorrei che tu tornassi a casa. [Bambino Rap Q:] Ce ne stiam qua con la febbre, impauriti, non sappiam cosa provare (4) zitti zitti e parliamo sottovoce per non far rumore [Bambino Rap R:] Vorrei già non pensarci più ma ho la testa (sempre) li [Bambino Rap S:] Di notte (mi rincorrono) i pensieri su come salvar tutti. [Melodico. Corale. Parole dalla canzone originale di Leah Shabbat] Ogni aereo che passa in cielo ogni stella che illumina gli occhi mi ricorda te (Una) ballerina (1) prima della pioggia (e i) grilli nelle ore della sera ti aspetteranno sempre… [Bambino Rap T:] Alla fine farem fuori tutti i cattivi, uno per uno, si beccheranno una botta di bandiera [coro] biancoazzurra! [Bambino Rap U:] Viaggiavamo dentro la macchina e i terroristi ci sparavano addosso Non dimenticherò i visi. gli spari, i bambini Le sirene si ripeton senza fine ti entran nei pensieri Vorrei chiuder la porta senza trovarmi come souvenir una pallottola. NOTE e COMMENTI: ————————————— (1) Tipo di uccello, della famiglia dei passeracei.. (2) L’unità Duvdevàn (ciliegia) è una delle tre unità di commando speciale di Tzaha”l, IDF, l’Esercito Israeliano. (3) Tutti i bambini insieme. Goool! fa rima con "Gadòl" l, parola nel verso precedente. “Gadòl” (grande) nella frase “Da grande diventerò…”. (4) Il bambino si riferisce alla propria esperienza del 7/10, quando le famiglie si sono nascoste a lungo nelle proprie case, tentando di non essere scoperte dai terroristi che entravano nelle case sparando a caso. (5) La versione 2023, riproposta dall'autrice Leah Shabbat, come iniziativa per la sensibilizzazione nei confronti del dramma degli Ostaggi prigionieri a Gaza. (6) Altro brano del progetto svolto da Ohav con bambini sfollati di Sderot. (7) Altro brano del progetto svolto da Ohav con bambini sfollati di Sderot.
- LO TENATZCHÙ OTÌ (2023) - Non mi sconfiggerete (2023)
Questo brano, dopo lo scoppio della guerra scatenatasi il 7/10, è stato ufficiosamente eletto a “canzone ufficiale” da parte di Tzaha”l, IDF, l’Esercito Israeliano. Un remake di un pezzo del 1984 della storica compositrice Naomi Shemer, qui proposto dal non meno storico cantante Yeoràm Gaon. AUTORE: Naomi Shemèr. Canta Yeoràm Gaòn STILE: Adrenalinico (L) | CATEGORIE: Patriottismo e Propaganda | Remakes | Guardando Avanti | USCITA: 27/11/2023, giorno 51 di guerra e prigionia degli ostaggi. LINK al brano: https://youtu.be/7yMw3vG4_kU?si=1cD5V5BRlHuslcFT LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/1gm97ApisHfbLHSRLEWDoM?si=c7d00fa11b804ff4 INTRODUZIONE: —————————————————— La canzone che è stata informalmente eletta a “canzone ufficiale” da parte di Tzaha”l, IDF, l’Esercito Israeliano. Allo scoppio della guerra scatenatasi il 7/10, Tzaha”l ha commissionato al popolare cantante Yeoram Gaon un remake, un nuovo arrangiamento, di “Non mi sconfiggerete”, brano del 1984 della storica compositrice Naomi Shemer (1930-2004). L’ottantaquattrenne Gaon ha prontamente risposto al richiamo: con alcune aggiunte posticce ormai brizzolate e le basette ricce che da sempre lo accompagnano , si è ripresentato accanto accanto a giovani rappresentanti delle Lehakòt Tzevaiòt, i gruppi musicali dell’esercito da cui nel 1957 iniziò una carriera di successo che prosegue sino ad oggi. Il risultato: un nuovo arrangiamento del brano, in stile moderna marcia militare e un videoclip che - utilizzando uno stile grandioso e pubblicitario - non ha risparmiato nei mezzi. Nell’arrangiamento attuale, vanno notati dei velati accenni alla melodia dell’Hatikwa, l’inno nazionale, in un paio di passaggi musicali di collegamento. Il messaggio originale della canzone non è però necessariamente l’esaltazione dell’esercito trasmessa dall’attuale spettacolare videoclip. La “non sconfitta” di cui Naomi Shemer canta (*) ha infatti un nostalgico carattere storico, che sottintende alla sopravvivenza del Popolo Ebraico nel corso dei millenni, a dispetto delle difficoltà incontrate e delle innumerevoli persecuzioni subite. Le immagini metaforiche che compaiono nel testo della canzone - la via rumorosa, i bambini, l’alternarsi di stagioni, dolore e gioia - esaltano infatti una non-sconfitta che non viene raffigurata necessariamente come risultato di una capacità bellica o di eroismo militare. Naomi Shemer, era ben consapevole che la sopravvivenza fisica dello Stato d’Israele è dovuta alla necessaria presenza di Tzaha”l, ma scelse nel suo testo di non evidenziarlo, rimanendo fedele ai numerosi altri messaggi che esaltano la pace, proposti nella maggior parte delle sue altre canzoni. Ciò premesso, è ragionevole pensare che Tzaha”l abbia ugualmente scelto “di investire” proprio in questa specifica canzone per via del confortante titolo, dell’orecchiabile ritornello che si presta bene a una marcia, del brano scritto comunque da un’autrice - e cantato da una voce - che storicamente hanno rappresentato lo Stato, con un ampio consenso. Il termine “consenso” è qui fondamentale: Tzaha”l non è semplicemente un esercito popolare, basato sul coinvolgimento attivo di civili, di ogni etnia, periodicamente richiamati a Miluìm, il Servizio delle Riserve. Tzaha”l, in conseguenza del suo ruolo di crogiuolo socioeconomico ed etnico, è una componente centrale del tessuto della società israeliana; sia in termini concreti, sia emotivi. Va anche sottolineato che -nel videoclip- la predominante presenza femminile non ha un senso “decorativo”: le soldatesse non sono “le veline” di Yeoram Gaon. Infatti in Israele, sin dalla nascita dello Stato, le ragazze sono richiamate al servizio militare anche in ruoli altamente operativi. Inoltre, segno evidentemente dei tempi che evolvono, in una breve inquadratura, si nota anche un soldato con una bandiera sulle spalle che ammicca alla Bandiera Arcobaleno. Tuttavia, nonostante questa centralità dell’esercito nel tessuto sociale dello Stato, Israele - a dispetto dell’immagine trasmessa dai media esteri - non è un paese militarist a in sé. N on è, cioè, basato su valenze e metodi che, altrove, caratterizzano l’esperienza e l’approccio di vita militare; nè certamente rispetta il rigido e cieco senso di gerarchia tipico degli eserciti tradizionali. Israele, avendo necessità di una buona capacità militare per sopravvivere in una regione da sempre ostile alla sua presenza, ha optato per una combinazione di esercito che svolge anche funzioni sociali e formative, unite ad una componente altamente tecnologica. La sua sofisticata capacità di Ricerca e Sviluppo, inoltre, contribuisce all’economia del Paese. NAOMI SHEMER (1930-2004) è considerata sino a oggi la più importante cantautrice israeliana, che ha accompagnato, nel corso della sua vita, la nascita e crescita dello Stato d’Israele. Attraverso un ebraico colto, ricco di metafore e riferimenti storico-letterali, Naomi Shemer ha creativamente saputo produrre brani in cui si riflettono i diversi aspetti dell’ethos sionista, spaziando con sensibilità dalle canzoni per bambini a pezzi delicati o drammatici. Il brano più conosciuto di Naomi Shemer è Yerushalaym shel Zahav (Gerusalemme d’Oro). (2) . Alla nota (2), una registrazione della canzone. Il celebre brano è in genere eseguito da cantanti diversi, principalmente da Shuly Nathan, ma in questa registrazione è insolitamente cantata da Naomi Shemer stessa. YEORAM GAON (1939 - ) è un cantante, attore e presentatore di origine sefardita. Popolare e affermato sin dall’inizio della carriera, iniziata nel 1957 in uno dei gruppi musicali dell’esercito - come nel caso di molti artisti israeliani - e proseguita poi in costante ascesa, Gaon è artisticamente attivo anche oggi. Lo showman è identificato - e si autoidentifica - con uno spirito di consenso nazionale e buoni sentimenti, che sa trasmettere con una confortante voce calda, in un ebraico ricco e forbito ma non presuntuoso. [Questa nota introduttiva è dedicata alla cara amica Angela Polacco Lazar, che ama in modo particolare questa canzone ed ha suggerito di inserirla nel Progetto 710]. TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: ———————————————— Dalla finestra vedo una via che sembra un fiume in piena di gente che va al lavoro quotidiano E alunni che vanno a scuola (1) con la cartella sulle spalle e nelle mani rami di mirto fioriti All’improvviso mi sovviene, è molto chiaro e dico a me stesso No, non mi vincerete, non la do vinta così in fretta… No, non mi batterete, non mi lascio sconfiggere così facilmente. Dalla finestra vedo un aeroplano decollare e un altro che plana per poi nascondersi dentro le nuvole lontane. Sento (come un) meccanismo (in quella) musica pronta a iniziare che si diffonde per le strade e per mercati All’improvviso mi sovviene, è molto chiaro e dico a me stesso No, non mi vincerete, non la do vinta così in fretta… No, non mi batterete, non mi lascio sconfiggere così facilmente. Primavera e autunno (si alternano) alla mia finestra giorni di pioggia e giorni di caldo secco luce e buio solista e coro (Tutto) si rimescola e (poi) si fonde insieme odi di lutto canti di lode e a volte diventa tutto un gran frastuono All’improvviso mi sovviene, è molto chiaro e dico a me stesso No, non mi vincerete, non la do vinta così in fretta… No, non mi batterete, non mi lascio sconfiggere così facilmente. NOTE e COMMENTI: ———————————— (1) Per dire “alunni” Naomi Shemer usa in ebraico un’espressione antica, “Tinokot shel beit rabban” (“bambini che già da piccoli imparano la Torah”) ampliandone il significato. L’espressione ha origine nel Talmud Babilonese e si riferisce ai bambini ebrei cui -come è usanza da secoli- già in tenera età viene insegnato a leggere e ad apprendere i primi rudimenti della Torah e delle tradizioni. La parola “tinòk” (pl. tinokòt) indica nell’ebraico moderno sia il neonato, sia il bambino nella sua prima infanzia; tuttavia nell’ebraico più antico designava in generale il bambino sino all’età della maggiorità, il Bar-Mitzwà all'età di 13 anni. (2) Yerushalaym shel Zahav (Gerusalemme d’Oro). Negli anni questo celebre brano è stato eseguito da cantanti diversi - principalmente da Shuly Nathan - e non dall'autrice. In questa registrazione, tuttavia, la canzone viene insolitamente cantata da Naomi Shemer stessa.
- MACHÀR ZE YIGAMÈR (Domani finirà)
" E questa è la nostra vita, ferite e consolazioni, una cronaca nota e misera di guerre, (...) Solo mia madre si rifiuta ancora di darsi per vinta 'Domani finirà, domani sarà finita' " AUTORI: Loren Peled, su un testo del poeta No’am Chorev. STILI: Killing you Softly | Ansiogeno | CATEGORIE: Shock / Lutto / Ansia | Rabbia / Confusione | Guardando Avanti. USCITA: 5/2/24, giorno 122 di guerra e prigionia degli ostaggi. LINK al brano: https://youtu.be/p8ao6D8M8Cc?si=OLwmsyvT-jUowrWo LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/5eY7n5eEF7zyMwSnEA1kRi?si=faa6f882a32e4c90 INTRODUZIONE: _____________________ Il testo originale da cui deriva il brano, pubblicato nel 2019 in forma di poesia, è stato esteso e modificato da No'am Chorèv poche settimane dopo il 7/10. Nel videoclip, l’importanza delle didascalie che introducono le donne ha imposto una traduzione il cui testo, purtroppo, è interrotto di frequente da una significativa quantità di rimandi alle note a piè pagina. TRADUZIONE e NOTE: _____________________________ [ Giovane donna (A), un viale sullo sfondo. Didascalia: ‘Amit Farkash – Il fratello, Mag. Tom Farkash, è caduto nella Seconda Guerra del Libano]. [Voce maschile del cantante, fuori campo. In sincronia con le labbra delle donne]. 1990, Guerra del Golfo. Io sono un bambino di sette anni che corre con tutta la famiglia dalla stanza al rifugio mentre papà tira le cinghiette della maschera antigas. [Donna B] E alla radio i commentatori blaterano come si deve Per strada la folla in cantilena “Scemo! Saddam è scemo!” e mia madre sussurra con occhi di tigre [Donna C] “Domani finirà, domani sarà finita”. [Donna D] Su un qualche muro, la in fondo alla città un ubriaco ha scritto davanti a tutti [Donna E] "La disperazione non esiste [Donna F] Non v'è disperazione alcuna al mondo"(1),(2). [Donna G] E nel '94 un autobus esplode Il bum! si sente senza tanti sforzi In TV passan subito la linea allo studio per i notiziari [Donna H] e sullo schermo la didascalia "Attenzione! Immagini forti". La vicina entra con un vassoio di dolci, e la città di Afula è triste, le strade fuori son vuote [Donna I] Solo mia madre sussurra: "Bisogna che le cose si sistemino Domani finirà, domani sarà finita”. [Donna J] Su un qualche muro, la in fondo alla città un ubriaco ha scritto davanti a tutti [Donna B] "La disperazione non esiste Non v'è disperazione alcuna al mondo". [Donna A]+[Voce maschile narrante, fuori campo]. 2006, Seconda Guerra del Libano, sto nella mia auto, cerco parcheggio, [Donna K] un diluvio di messaggi, parole in automatico "Siamo stati richiamati anche noi. Aggiornamenti a breve" [Donna J] E i nomi sullo schermo si susseguono la radio suona le canzoni più belle [Donna F] e mamma telefona, un po' per piangere e parlare “Domani finirà, domani sarà finita”. [Donna L] Su un qualche muro, la in fondo alla città [Donna G] un ubriaco ha scritto davanti a tutti "La disperazione non esiste Non v'è disperazione alcuna [Donne M] al mondo". Su un qualche muro, [Donna E] la in fondo alla città un ubriaco ha scritto, davanti a tutti "La disperazione non esiste, [Donna H] Non v'è disperazione alcuna al mondo". [Primo piano: Loren Peled. Sullo sfondo: No'am Chorèv] 2014, Operazione "Rocca Protettiva", tre combattenti saltano per aria su un ordigno, la gente gira con la paura negli occhi troppe preghiere, troppo poco Cielo e quanto ci costerà tacere e poi sparare [Donne M] si fa il conto delle persone come fossero banconote e mamma manda uno WhatsApp senza alcuna spiegazione “Domani finirà, domani sarà finita”. [Donna K] Su un qualche muro, [Donna G] la in fondo alla città, un ubriaco ha scritto, davanti a tutti [Donna B] "La disperazione non esiste, [Donna D] non v'è disperazione alcuna [Donna A] al mondo". [Donna I] Su un qualche muro, la in fondo [Donna F] alla città, un qualche ubriaco ha scritto, [Donna H] davanti a tutti [Donna C] "La disperazione non esiste, [Donna E] non v'è disperazione alcuna [Donne J] al mondo". [Donne M] [Donna C] [Donna L] Sette d'Ottobre, 23 le immagini dalla Zona di confine con Gaza [Donna H] non mi abbandonano la testa, non c'e' più nulla di sacro, [Donna K] le lacrime ancora in gola mio fratello tira fuori la divisa dall'armadio. [Donna C] E questa è la nostra vita, ferite e consolazioni, una cronaca nota e misera di guerre, [Donna E] una densa salva d'onore in ricordo del Maga"d (3) disegni di bambini sui muri del mama"d (4) Solo mia madre [Donna C] si rifiuta ancora di darsi per vinta “Domani finirà, domani sarà finita”. [Su sfondo nero: "Non v'è disperazione alcuna al mondo"]. ------------------------- [DONNE e rispettive DIDASCALIE] + (Note e Commenti) [A] Donna giovane, un viale sullo sfondo. Didascalia:‘ Amit Farkash – Il fratello, Uff. Junior Tom Farkash, è caduto nella Seconda Guerra del Libano. [B] Donna, capelli lunghi argentei, sullo sfondo memorabilia militari personali. Didascalia: Navah Ravivo – Il figlio, Sergente Primo ‘Amit Ben Yigal, è caduto in azione nella Samaria del Nord il 12.05.2020. [C] Donna, capelli lunghi castani, T-shirt con un volto e la scritta "Bring (...)". Didascalia: Shelly Shem Tov – Il figlio,‘Omer Shem Tov, è stato rapito durante il Festival Nova il 7.10.2023. Al momento della pubblicazione del brano era tra gli ostaggi prigionieri a Gaza. [D] Donna, capelli lunghi castani, in esterni. Didascalia: No'a Klein - Il fratello, Maggiore Ro'ì Klein, è caduto durante la Seconda Guerra del Libano. [E] Donna, capelli biondi corti, cappotto grigio, piastrina al collo. Didascalia: Iris Chayim - Il figlio, Yotam Chayim, è stato rapito dalla propria casa nel Kibbutz Kfar 'Aza il 7.10.2023 Sopravvissuto per settanta giorni alla prigionia di Hamàs, è stato ucciso mentre era in fuga]. [F] Donna, capelli corti, giubba jeans, una libreria sullo sfondo. Didascalia: Miriam Peretz - Madre dell'Uff. Junior Uriel Peretz e dell'Uff. Senior Rasan Eliraz Peretz, caduti in battaglia in difesa del Paese. (2) (G) Donna, capelli bianchi corti, occhiali scuri, piastrina al collo. Didascalia: Alisa Chen-Papo - Il figlio, Uff. Junior Chen-Chanokh Brod, è caduto durante un azione militare il 24.10.1985. (H) Donna, con un turbante tipico di alcune donne nazional-religiose, in salotto. Didascalia: Coral Gabbay - Vedova del Sottomaggiore Eliraz Gabbay, caduto in combattimento nella Striscia il 30.12.23. (I) Donna, capelli lunghi biondi, blazer nero, su un divano. Didascalia: Sigal Cohen - La figlia, Appuntato di Polizia Hadar Cohen, è caduta in uno scontro con dei terroristi alla Porta di Damasco, Gerusalemme, il 3.2.2016. (J) Donna, capelli lunghi scuri, camicia jeans, un parco giochi sullo sfondo. Didascalia: Shanì Yashar - Il suo compagno, Sergente Magg. Scelto Amir Churi (5), è caduto combattendo contro dei terroristi nella cittadina di Bnei Barak il 29.3.2022. (K) Ragazza teen ager, capelli lunghi e treccine, felpa beige, su un tetto con sfondo urbano. Didascalia: Tamar Samo - Il fratello, Sergente Primo Yeonatan Itzchak Samo, è morto per le ferite riportate in combattimento nella Striscia di Gaza l'8.11.2023. (L) Ragazza, capelli lunghi castano-biondi, maglia nera, su un tetto con sfondo urbano. Didascalia: Yael Gabbai - Il fratello, Sergente Primo nei Corpi di Riserva, è caduto nei combattimenti del Sette Ottobre. (M) Giovane donna, capelli neri, seduta, sullo sfondo oltre un finestrone una ragazza adolescente seduta. Didascalia: Natalie e Shir Chag'bi - Vedova e figlia di Ziv Chag'bi, assassinato in un attentato a fuoco il 7.10.2028. ------------------------- Note e Commenti: (1) Cit. Rabbi Nachman di Breslaw. (2) La Sig.ra M. Peretz è una figura molto cara al pubblico: nota per i suoi messaggi unificanti, di un calore e tono materno. Insegnante, Israel Prize nel 2018, è stata candidata alla carica di Presidente dello Stato nel 2021. (3) Maga"d, Ufficiale di Battaglione. Il termine non è tradotto per sottolineare la rima con quello successivo: mama"d. (4) Mama"d, acronimo per Merchàv Mugan Diratì, Spazio Protetto da Appartamento. In pratica: stanza rinforzata, impermeabile e antirazzo, obbligatoria in ogni appartamento costruito in Israele a partire dal 1992. È in spazi protetti di questo tipo che si sono rifugiate - per lunghe ore, chi riuscendo a salvari e chi no - le vittime dell'attacco sferrato il 7/10 dalle orde di terroristi provenienti da Gaza. (5) Amir Churi era israeliano arabo-cristiano. -----------------------------------------------
- EIN NECHAMÀ (Non c’è consolazione)
In modo devoto ma pungente un cantautore ultraortodosso (corrente Breslaw) si rivolge a D-o, proseguendo una tradizione ebraica che non si limita all’obbedienza e alla lode, ma non esita anche a voler discutere e a patteggiare con l’Onnipotente. AUTORE: ElaytTzur (Yaìr Elitzur) STILE: Killing You Softly | Adrenalinico (S) | CATEGORIE: Shock, Lutto, Ansia | Rabbia & Confusione | Guardando Avanti | USCITA: 19/11/2023, giorno 43 di guerra e prigionia degli ostaggi Link al brano: https://youtu.be/5VSDUBYt7dM?si=2rUdHTwTleXj4apU Link su Spotify: https://open.spotify.com/track/6FioUEpOGD575Fx5uY8sY6?si=132b55374133414d INTRODUZIONE: ————————— ElaytTzur (Yaìr Elitzur) è un cantautore nato nel 1989, cresciuto nella cittadina di Rechovòt in una famiglia nazional-religiosa di origine persiana. Piuttosto conosciuto come Rapper già in età adolescente, nello stesso periodo abbandona la tradizione ebraica e conduce una vita completamente laica. All’età di vent’anni, tuttavia, nel corso del servizio militare, Yair inizia un percorso di ritorno alle tradizioni e a uno stile di vita marcatamente osservante delle stesse. Stando a quanto racconta Yair, l’inizio di questo percorso venne fortemente influenzato dalla lettura del libro “BeGan HaEmunà” (Nel giardino delle fede) del Rav Shalom Arush, un Rav della corrente Breslaw, cui Yair si avvicinò divenendone discepolo. Alcune esortazioni del Rav Arush concludono questa canzone. La corrente chassidica c.d. Breslaw prosegue gli insegnamenti di Rabbi Nàchman di Breslaw, un celebre saggio che visse nelle aree che oggi fanno parte dell'Ucraina, tra la fine del Sec. 18mo e inizio del 19mo. Gli insegnamenti di Rabbi Nachman mettono gioia, fede e anche un certo candore al centro dell’esperienza ebraica. Questi tratti sono oggi centrali nella vita e nella musica di Yair, che ha adottato il nome d’arte ElaytTzur. Per stile, citazioni e precisione metrica, ma soprattutto per il modo sincero e diretto con cui ElyatTzur si rivolge al Signore, questa canzone avrebbe tutte le caratteristiche e il livello per entrare a far parte di una liturgia moderna, adottabile nelle sinagoghe, in particolare in coincidenza con momenti difficili o ricorrenze gravi come ad es. Tish’à BeAv (v. nota 4, dopo la traduzione della canzone). Anche il modo pungente con cui il cantautore si rivolge a D-o, rientra ottimamente in una tradizione ebraica che, partendo da Abramo e passando da Mosè e i Profeti, non si limita all’obbedienza e alla lode ma non esita anche a discutere e a patteggiare con l’Onnipotente. Tutto all’interno di un perimetro di rispetto e amore, ma anche di timorosa audacia. TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: ————————————————- Tutte le strade sono vuote non è un caso che tutti stanno in silenzio Mi vergogno a cantare (proprio) adesso mi sembra di esser matto È menzogna e sfrontatezza cercar le parole che offrano una risposta a questo o a quella. Tutti cuori son spezzati Sino a quando sarem quelli che seminano (1) non con una lacrima (1) (bensì) con tante lacrime e pure col sangue? (1) Un popolo sacro (2) che sussurra oh D-o, vendicami! Ormai non c’è piu nessuna consolazione, adesso (potrà esserci) solo Redenzione. E se ti sei stufato di noi attiraci a Te. Non puoi in eterno disdegnare la preghiera del Tuo popolo. (3) Ma un altro anno è passato e il Messia ancora non è venuto Misericordia per Sion, quando risorgerà la città distrutta? (4) Oh Signore, tutti quelli son tuoi figli che senza Te vanno (a tentoni) nel buio! Torneremo e “orsù cantiamo” (5) risorgerà la fede trova (6) una cura per l’animo dell’orfano e la vedova (7) Al popolo di coloro uccisi (2) per Te (e) magari fai rifulgere il Tuo volto verso di noi (8) e (a Te) ritorneremo (9). [Sullo schermo, sullo sfondo musicale: “Non c’è consolazione”]. Il Buon D-o si è trovato costretto (magari non fosse avvenuto…) a mollar(ci) un ceffone… Ed è perchè Tu sei un buon padre e di notte certo (anche) Tu piangi con tutti i bimbi, le bimbe, i padri e le madri. Perciò si (e magari non fosse successo) si, oh D-o, certamente è possibile dato che Tu puoi tutto e chi può mai dirTi cosa fare perciò combatti forte e vinci pure riporta al più presto tutti a casa dacci (un po’) di gioia E senza alcun tormento D-o per favore! E allora di sicuro sarà esaltato e santificato il Tuo nome (10) e concediTi a noi perchè Tu sei quanto auguriamo (a noi stessi) e adesso non vi è più alcuna consolazione solo Redenzione. Perchè un altro anno è passato e il Messia ancora non è venuto Misericordia per Sion, quando risorgerà la città distrutta? (4) Oh Signore, tutti quelli son tuoi figli che senza Te vanno (a tentoni) nel buio! Torneremo e “orsù cantiamo” (5) risorgerà la fede trova (6) una cura per l’animo dell’orfano e la vedova (7) Al popolo di coloro uccisi (2) per Te (e) magari fai rifulgere il Tuo volto verso di noi (8) e (a Te) ritorneremo (9). [Sullo schermo, sullo sfondo musicale: “Non c’è consolazione”]. [Registrazione della voce del Rav Shalom Arush] (11) “Tutti devono venir fuori, ecco… decidere che non ci interessa nulla di noi stessi Dobbiamo piangere per il Popolo d’Israele Pregare per il Popolo d’Ìsraele”. [Sullo schermo, sullo sfondo musicale e singhiozzi di pianto, logo del brano: “Non c’è consolazione”]. NOTE e COMMENTI: —————————— (1) Ref. Salmo 126. “Coloro che seminano in lacrime, raccoglieranno (poi) con giubilo” (Ps. 126:5). Nel testo originale del Salmo, in ebraico, il termine “lacrime” è reso attraverso un singolare a significato collettivo “dim’ah” (lacrima); da cui il gioco di parole nel testo della canzone, in cui l’autore contrappone tante lacrime versate a una singola lacrima, aggiungendo inoltre il sangue a rafforzare il tutto. Il Salmo 126 è “nella Hit Parade” dei salmi; orecchiato spesso anche da ebrei meno vicini alla liturgia, ma che, in qualche modo, frequentano una comunità. Si tratta infatti del “Shir HaMa’alot”, salmo che vien fatto precedere alla recitazione cantata della Birkat HaMazòn, la preghiera di ringraziamento recitata e cantata dopo un pasto in cui si sia consumato pane. (2) Contrapposizione tra due termini associati nella canzone al termine “popolo”, in ebraico “ ‘am”: “Popolo sacro” vs. “Popolo di uccisi”. Il primo binomio, Popolo Sacro, di santuomini, in ebraico “‘Am Kadosh” compare anche in altri scritti quando si parla del Popolo Ebraico, in particolare in testi poetici e liturgici. Il secondo binomio, invece, è specifico della canzone: Popolo di uccisi per te, in ebraico “ ‘Am HaArughìm ‘Aleikha”. La contrapposizione è maggiore, dato il diffuso uso al plurale del termine “kadosh” (kedoshìm) che viene utilizzato anche per intendere “martiri”, ovvero ebrei uccisi “‘al kiddush HaShem” (lett.: per la santificazione del Nome, nel senso di Nome del Signore) espressione in uso per qualificare gli ebrei uccisi per il solo fatto di essere… ebrei, come ad es. nel caso delle vittime della Shoah, ma anche per altri eccidi avvenuti nei secoli precedenti. (3) Ref. Salmo 80: “O Signore, D-o delle Schiere; fino a quando disdegnerai la preghiera del Tuo popolo?” (Ps. 80:5). (4) L’immagine e la metafora della Città Distrutta, in ebraico “Ha’Ir HaCharevà” (e il sogno di ricostruzione della stessa) ricorrono di frequente nella cultura ebraica. Questo in particolare - ma non solo - nei brani che vengono letti nella ricorrenza luttuosa di Tish’à BeAv (9 del mese Av). Questa data ricorda disgrazie varie che hanno colpito il Popolo Ebraico nel corso dei secoli, ma in primo luogo la distruzione del Primo e del Secondo Santuario di Gerusalemme. Tish’a BeAv è la ricorrenza in cui, assieme alle c.d. Lamentazioni, si legge il Rotolo di Echà (parte degli Agiografi nella Bibbia) che illustra con dovizia di particolari e metafore la desolazione della Gerusalemme rasa al suolo dopo la distruzione dei due Santuari. (5) Orsù cantiamo, in ebraico “nerannenàh”, in forma esortativa. Ref. Salmo 95: “Venite, cantiamo al Signore, applaudiamo alla Rupe della nostra salvezza” (Ps. 95:1). (6) In ebraico “tamtzì”; “trova”, ma anche esortativo per “inventati”, “vedi di tirar fuori”. Nella scia del dialogo molto diretto, talvolta quasi “litigio” o sfrontata contrattazione, che da sempre intercorre tra l’ebreo e il Signore, a partire da Abramo in poi. (7) Nella Bibbia “l’orfano e la vedova” (in ebraico “yetòm ve-almanà”) sono i deboli per eccellenza. A questi due spesso si aggiunge - formando una vera e propria espressione/terzetto - “lo straniero” (in ebraico “gher”). I tre rappresentano la ca tegoria sociale da tutelare e non opprimere, fino a rendere la loro tutela una vera e propria Mitzwa. Ad esem pio, nel caso dei primi due, in Genesi 22:21-23 “Non opprimete la vedova e l’orfano…” (e versi seguenti); mentre per quanto riguarda lo straniero vi sono diversi altri precetti, in primis l’inclusione dello straniero nei precetti che tutelano il diritto-dovere al riposo in occasione dello Shabbàt, del Sabato: "(...) non farai alcun lavoro, nè tu, nè tuo figlio e tua figlia, nè il tuo schiavo e la tua schiava, nè il tuo bestiame, nè il forestiero che si trova preso di te". Esodo 20:10. (8) “Fai rifulgere il Tuo volto verso di noi”, in ebraico “taìr lanu panèkha”. L’espressione deriva, con una leggera modifica, dal testo della Birkàt Cohanìm, la Benedizione Sacerdotale imposta dai Cohanìm (sacerdoti) alla congregazione. Il testo della benedizione è declinato nella Bibbia (Numeri 6:22-27). Il verso specifico (il 23) che ha ispirato l’autore della canzone recita: “yaèr H. panaw elekha v-ichunneka”, “Faccia rifulgere il Signore la Sua faccia verso di te e ti conceda grazia”. (9) E (a Te) ritorneremo, in ebraico “VeNashuva”. L’espressione, in forma esortativa, si trova al termine del Rotolo di Echà (v. anche precedente nota 4). “Facci ritornare a te, o Signore; e ritorneremo” (Echà 5:21). Questo verso esortativo è presente in diverse parti della liturgia ebraica. (10) Sarà esaltato e santificato il Tuo nome, in ebraico “Yitgadàl VeYitkadash Shimkhà”. L’espressione è un evidentissimo riferimento al primo verso di uno dei brani centrali e più significativi della liturgia ebraica: il Qaddish. Il primo verso del Qaddish, brano il cui testo è in aramaico, recita: “Yitgadàl VeYitkadash Shemè Rabbà ”, “Venga esaltato e santificato il Tuo grande Nome”. L’intero brano è un’esaltazione del Signore e del Suo Nome. Anche il Qaddish “è nella Hit Parade” (v. nota 1) dei brani liturgici ebraici, probabilmente secondo solo al fondamentale “Shem’à Israèl”. Questo perchè il Qaddish, nonostante non contenga alcun riferimento alla morte, è stato anche adottato come brano che deve recitare chi è in lutto, o che viene recitato durante la periodica commemorazione di un defunto. Non è perciò un caso che l’autore della canzone abbia voluto citare queste parole all’interno di un brano musicale che esorta ad una “Teshuvà” - un esame di coscienza e ritorno alla fede e pratica delle tradizioni - ma che intende esprimere anche uno straziante dolore per le vittime del 7/10 e della guerra. (11) Per l’influenza che il Rav Shalom Arush -della corrente chassidica Breslaw- ha avuto sull’autore della canzone, si veda l’Introduzione alla stessa.
- QINNÀT BEERI (L'Elegia di Beeri)
Secondo la tradizione delle Qinnòt, elegie di dolore, un lamento e una preghiera per il Kibbutz Beeri, devastato dalla strage del 7/10. AUTORE : Testo: Yagèl Haroush. Musica: Tradizionale. Canta: Yagèl Haroùsh. Arrangiamento: Jerusalem Orchestra East West, diretta dal Maestro Tom Cohen. STILE: Ansiogeno | Killing you Softly. | CATEGORIE: Shock, Lutto, Ansia | Rabbia, Confusione | Guardando Avanti | USCITA: 07/01/2024, giorno 92 di guerra e prigionia degli ostaggi. LINK al brano: https://youtu.be/qdZN0NYW0VY?si=dTxxonugONFfPKBt LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/4mACHQaMPpi9EiLFMKqQhN?si=7d5b47d7f33841c8 INTRODUZIONE ——————————— La Qinnah (pl. Qinnòt) è una forma di elegia che esprime lutto e cordoglio. Vengono chiamate Qinnòt sia elegie che incontriamo nella Bibbia - in particolare in brani dei Profeti - sia brani elegiaci composti in periodi post-biblici; ad esempio in Europa, nel periodo delle Crociate che fornirono a folle e accozzaglie una comoda scusa per compiere razzie nelle comunità ebraiche e perpetrare stragi di ebrei. Le Qinnòt di Tish’a BeAv e il Libro di Ekhàh Tish’a BeAv (giorno 9 del mese Av) è la principale ricorrenza luttuosa del calendario ebraico. Secondo la tradizione, a distanza di secoli - ma nello stesso giorno e mese - ebbero luogo numerosi eventi tragici per il Popolo Ebraico. Tra le non poche tragedie che accompagnano la storia ebraica nei secoli, vengono in particolare ricordati due eventi in relazione al 9 di Av: 1) la distruzione del Primo Tempio di Gerusalemme, nel 587 prima dell’Era Volgare ad opera dell’impero Neo-Babilonese; 2) la distruzione del Secondo Tempio, nel 70 ad opera dell’Impero Romano. Questi due eventi portarono alla c.d. Diaspora, la dispersione del Popolo Ebraico fuori della Terra d’Israele. A tutt’oggi Tish’a BeAv è giorno di digiuno, raccoglimento e lutto. Il dolore viene espresso anche attraverso la recitazione di Qinnòt, composte nel corso dei secoli e in comunità ebraiche diverse. Nella liturgia del 9 di Av, le Qinnòt in genere vengono recitate dopo la lettura del Libro di Ekhàh. Lamentazioni per la distruzione di Gerusalemme - G. Dorè, 1866. Nei Ketuvìm, i c.d. Agiografi - la terza sezione della Bibbia, dopo il Pentateuco e i Libri dei Profeti - troviamo il Libro di Ekhàh , talvolta chiamato in italiano “Lamentazioni”. Il Libro di Èkhàh racconta in cinque capitoli (1) la distruzione di Gerusalemme del 587 avanti l'Era Volgare. Il racconto è presentato in forma elegiaca. I primi quattro capitoli sono degli acrostici. Ekhàh è quindi una lunga elegia, che piange la desolazione della Gerusalemme distrutta e puntuata da deprimenti metafore intese ad esprimere un cordoglio vivo ancora oggi. La figura metaforica più conosciuta è probabilmente quella che si incontra nei primi versi del libro: Gerusalemme, una volta grande tra le genti, è paragonata ora ad una vedova solitaria, piangente e tradita; schiava soggetta al potere di estranei. In ebraico la parola Èkhàh significa “come?”, “come mai?”, espressione anche di confusione e di uno stupore attonito, paralizzato dal terrore. Questo “come”, “come è possibile?”, “come mai?” apre e accompagna la moderna Qinnàh qui presentata, composta da Yagel Haroush pochi giorni dopo i tragici eventi del 7/10/2023. La Qinnàt Beerì (Elegia di Beeri) In ebraico “beerì” significa “il mio pozzo”. Beeri è tuttavia anche il nome (2) di uno dei Kibbutz più colpiti, in modo inumano, durante la strage del 7/10. (3) L’antitesi tra il nome del Kibbutz che evoca una fonte d’acqua - motivo, nella tradizione ebraica, associato alla vita (4) - e la realtà tragica degli eventi, ha colpito la sensibilità di Yagel Haroush, autore e musicista specializzato in musica tradizionale ebraica orientale e arabo-ebraica. In linea con una triste tradizione di secoli, il profondo turbamento provocato dagli eventi del 7/10 è stato espresso da Haroush in forma di Qinnàh. Il testo composto da Haroush volutamente ricorda il libro di Ekhàh e tutte le sue valenze storiche, liturgiche ed emozionali. La musica è basata su quella di un’altra Qinnàh del 9 di Av, cantata secondo il rito melodico degli ebrei del Marocco: Gerushìm MiBeit Ta’anugheem” (Esiliati dalla casa dei piaceri) elegia scritta in Spagna nell'Undicesimo secolo. (5) Nel rito ebraico marocchino, tuttavia, la stessa melodia accompagna stranamente (6) , anche un’altro brano liturgico: il c.d. Tikùn HaGèshem (invocazione per la pioggia) che si recita durante la festa di Simchàt Torah (Gioia della Torah) una delle feste più gioiose del calendario ebraico. Paradosso, tragedia e il satanico piano di Hamàs: il 7/10/2023, giorno della strage ed inizio della guerra, in Israele era Simchàt Torah. Proprio in un giorno che avrebbe dovuto essere di gioia, tutto è stato stravolto. La festa si è trasformata in tragedia, la gioia in lutto. Questi elementi emergono nel testo della Qinnàt Beeri, accanto ad altri motivi e figure poetiche caratteristiche del Libro di Ekhàh e delle Qinnòt. Qinnàh e catarsi Se è vero che le Qinnòt nascono innanzitutto dal lutto, mettendo al centro il dolore, è altrettanto vero che, in genere, questo tipo di elegie si concludono con una nota un po’ più positiva, o perlomeno proiettata con un cauto ottimismo verso il futuro. Lo stesso Libro di Ekhàh, ad esempio, si conclude con un verso che, per una sua programmaticità positiva, è stato poi ripreso all’interno di alcuni brani liturgici: “Ashivenu H’ eleiKha VeNashuva; chadesh yamenu KeKedem” (Facci tornare o Signore, e a te ritorneremo; rinnova i nostri giorni come nei tempi antichi). Yagèl Haroush ha ben presente questa caratteristica consolatoria delle Qinnòt: anche la Qinnàt Beeri, infatti, si conclude proiettando in avanti lo sguardo e invocando con speranza una guarigione dal dolore. In un’intervista al giornale israeliano Calcalist, spiega Haroush: “I nostri Saggi hanno saputo temperare, addolcire la Qinnàh; questa infatti non rappresenta solo una forma di pianto per quel che abbiamo perso, ma propone anche un significativo elemento terapeutico. La prima parte di una Qinnàh lascia spazio al pianto e al dolore, ma la seconda parte si conclude sempre con toni consolatori. Lasciar emergere il dolore, dargli un suo spazio, consente anche di definirlo e descriverlo. In tal modo, definendolo, si può anche provare a dimensionarlo, stemperarlo e a vedere un possibile orizzonte. È ciò di cui abbiamo bisogno anche ora: è necessario poter vedere un orizzonte sano e raggiungibile, pur partendo da una situazione di crisi e frattura”. (7) L’arrangiamento della Qinnàt Beeri qui proposto Questo arrangiamento della Qinnàt Beeri fa parte di un minialbum/progetto intitolato “BeSòf HaGèshem yavò aviv” (Dopo la pioggia arriverà la primavera). Il progetto comprende quattro brani eseguiti dalla Jerusalem Orchestra East West , diretta dal Maestro Tom Cohen, gruppo sinfonico specializzato in musica orientale tradizionale e moderna. Questo ottimo arrangiamento della Qinnàt Beeri accompagna l’ascoltatore in un toccante crescendo. Partendo dal modesto lamento del singolo, il volume aumenta e la commozione diviene corale attraverso il graduale aggiungersi di strumenti diversi, per poi rientrare nuovamente nella modestia del singolo, addolorato ma proiettato in avanti. L’ampia gamma di strumenti utilizzati - orientali e occidentali, tradizionali e moderni - riflette indirettamente la presenza delle Qinnòt nel corso dei secoli e nei paesi in cui la sofferta storia del Popolo Ebraico si è articolata e a tutt'oggi si articola. I videoclip dei quattro brani sono stati girati nella splendida sede della nuova National Library of Israel, a Gerusalemme. Alla nota (8) , link al minialbum con i tre ulteriori brani. Yagèl Haroush (1984 - ) nasce in una famiglia di origine marocchina e cresce a Dimona, una cittadina nel sud d’Israele socioeconomicamente modesta. Dopo un giovanile personale allontanamento dalle tradizioni, il desiderio di nuova osservanza delle stesse riemerge in Yagèl nel corso degli studi universitari, mentre lavora ad un progetto incentrato su antichi canti e melodie ebraiche. Laureato all’Accademia di Musica di Gerusalemme è inoltre laureato in Filosofia. A questo link: maggiori dettagli circa i generi musicali orientali in cui Haroush è specializzato. Yagel è sposato e padre di cinque bambini e attualmente risiede a Tzùr Hadassah, un piccolo centro vicino a Gerusalemme. TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: ———————————————— Come (mai) (9) Beeri -il mio pozzo- (10) è divenuto la mia tomba e il mio giorno di luce (11) è divenuto tenebra? E (come) ogni frutto è devastato e il mio canto stravolto! Il mio occhio stilla acqua (12) dal profondo del mio squarcio (13) . Come (mai) la Torah pronta e ben in ordine (14) e tutto il Suo splendore non mi è stato d’aiuto? e nel giorno della Sua bellezza il mio volto è stato sfregiato! Il mio occhio stilla acqua dal profondo del mio squarcio (13) . Come (mai) Israel nel giorno in cui si chiama il Signore e si invoca la vita è stato (invece) colpito? L’anziano e il neonato rotolati nel sangue (15) e la Sua (16) festa è stata profanata da un nemico crudele. Il mio occhio stilla acqua dal profondo del mio squarcio (13) . Come (mai) madri, bambine e fanciulle vengon condotte in schiavitù in fila a mo’ di gregge (17) come al tempo di (altri) massacri? E (come) le dritte recinzioni son state scardinate, e si sono fermate le danze (18) e le melodie dei miei salmisti. Il mio occhio stilla acqua dal profondo del mio squarcio (13) . Come (mai) mi chiedo, o Creatore Eccelso. Sino a quando la nazione sarà in preda al turbamento? Sino a che livello (19) la terra verra umiliata? E ora sorgi (19) per dar luce al mio lume con il Tuo misericordioso sguardo (20) guarisci il mio squarcio e il mio occhio che stilla (acqua) riempirà il mio pozzo (21) e il mio occhio che stilla (acqua) darà da bere a Beeri. (21) ———————————————— NOTE e COMMENTI all'Introduzione: (1) Link ad una traduzione italiana del Libro di Ekhàh, offerta dall’ampio e utile sito Torah.it. http://www.archivio-torah.it/FESTE/9av/echa.pdf (2) In ebraico "beeri" significa “mio pozzo”. Il nome del Kibbutz Beeri, posto nel deserto del Nègev a circa quattro chilometri dal confine con Gaza, ha però tutt’altra origine. Fondata nel 1946, la comunità agricola di impostazione socialista volle con questo nome onorare Berl Katznelson, uno dei leader del movimento kibbutzistico, il cui soprannome era -appunto- Beeri. (3) Dati del 2022 attribuiscono al Kibbutz Beeri una popolazione di 1071 anime. Il 7/10/2023 oltre cento terroristi di Hamàs riuscirono ad entrare nel Kibbutz, compiendo una strage in cui furono uccise 101 persone, adulti e bambini, e rapite altre 32. Beeri è sato letteralmente decimato: le modalità di assassinio, ferimento e distruzione sono state atroci e sono ampiamente documentate. In data 9 di Av 5784 (13.08.2024) - giorno di redazione di questa nota - 21 dei rapiti risultano uccisi. 11 sono a tuttora prigionieri a Gaza. (4) Figure come il pozzo e la fonte d’acqua sono considerate nella cultura ebraica metafore per indicare la vita, la sua nascita, un rinnovarsi. Nello specifico, tuttavia, racconta Yagèl Haroush ne ll’articolo di cui alla nota (7): “(…) mi è stato difficile staccarmi dalla simbolicità del nome Beeri, mio pozzo, e dalla sensazione che questo mio pozzo era stato asciugato. Nelle dottrine mistiche, per i Saggi il pozzo è una delle espressioni usate per indicare la Shekhinàh, la Presenza Divina. (Per me, però) quel pozzo si era trasformato in una fossa comune. Questo pensiero mi sconvolgeva e perciò mi sono messo a scrivere”. (5) Nella tradizione e nella liturgia ebraica è del tutto comune trovare brani in cui lo stesso testo viene cantato in modi diversi - anche molto diversi - a seconda della collocazione geografica delle singole comunità ebraiche nella Diaspora. È quindi del tutto normale incontrare lo stesso testo cantato con diverse pronunce e soprattutto con diverse melodie, che riflettono la cultura musicale di diversi paesi: orientale, nordafricana, est-europea, mediterranea, etc. La Qinnàh per il 9 di Av: “Gerushìm MiBeit Ta’anugheem” (Esiliati dalla casa dei piaceri) è attribuita a Rabbi Itzchak Ben Rabbi Yehudàh Ibn Ghyàt, vissuto in Spagna nel Sec. XI. Link alla pagina della National Library of Israel, con il testo della Qinnàh e la documentazione registrata di melodie provenienti da paesi diversi. Tra queste segnaliamo la numero 11 - eseguita da Yagèl Haroush e che è servita da base per la Qinnàt Beeri - e l'interessante numero 14, di origine Portoghese, in un'esecuzione che ricorda un waltzer. https://www.nli.org.il/he/piyut/Piyut1media_010094500872005171/NLI (6) È qui rilevabile un paradosso nell’utilizzo della melodia triste di una Qinnàh proprio nel corso della recitazione di un brano ottimista - l’Invocazione per la pioggia a inizio della stagione autunnale - cantato a Simchàt Torah, una delle feste più gioiose del calendario ebraico. Spiega tuttavia Haroush, in una nota FB riportata dal sito Kipàh nel marzo 2024: “ La (mia) Qinnàh è stata scritta sulla base musicale della Qinnàh “Gerushìm MiBeit Ta’anugheem” (Esiliati dalla casa dei loro piaceri), che si trova nella liturgia del 9 di Av degli ebrei del Marocco. Potrà sorprendere notare che questa melodia è utilizzata anche per scandire il Tikkùn HaGeshem, “Invocazione per la Pioggia”, che si recita durante la festa di Simchàt Torah. Perch é gli ebrei marocchini avrebbero scelto di invocare la pioggia, durante una festa così gioiosa, proprio con la triste melodia di una Qinnàh? Mi è giunta attraverso il Rav marocchino Shalom Sudri la seguente spiegazione: essendo l’Invocazione per la Pioggia una invocazione alla vita, (e per poter creare un maggior coinvolgimento emozionale) l’utilizzo di una melodia identificata con una Qinnàh spinge l’orante a invocare quella vita - così cara - con animo affranto, e, quindi, in modo maggiormente accorato”. (7) Calcalist, 11.01.24. Calcalist è una delle maggiori testate economiche Israeliane. (8) Link al minialbum “BeSòf HaGèshem yavò aviv” (Dopo la pioggia arriverà la primavera) della Jerusalem Orchestra East West, diretta dal Maestro Tom Cohen: https://youtube.com/playlist?list=PLpVnerdkfKfAgYz1FamxiP8Jq2xtUzG37&si=bDPeRPL39cYKNt4u NOTE e COMMENTI al Testo del Brano e alla sua traduzione : (9) “Come?”, “Come mai?” (quindi anche un “perch é ? ”): in ebraico letterario: Eikhà. Proprio come nel Libro biblico di cui all’Introduzione. (10) v. precedenti note (2) e (4). (11) Si riferisce alla festa di Simchàt Torah, giorno della strage del 7/10. v. Introduzione e precedente nota (6). (12) La simbologia dell’acqua, qui in forma di lacrima date le circostanze: v. Introduzione e precedente nota (4). (13) In ebraico “shivrì” (mio squarcio; ma anche frattura, sia nell’accezione fisica o geologica, sia metaforica). Shevèr è anche una delle espressioni utilizzate in Israele quando ci si riferisce alle fratture ideologiche e identitarie che hanno caratterizzato il periodo precedente gli eventi del 7/10. In forma simile, seppur meno virulenta, queste sono riemerse nel corso del periodo successivo, durante la guerra. (14) Riferimento alla festa di Simchàt Toràh. Nel corso della festa il rotolo della Toràh è al centro dei festeggiamenti, come una sposa. Nelle sinagoghe il rotolo viene portato in processione con canti e balli. I fedeli ballano abbracciando il rotolo, come fosse il partner in una danza. Nel corso della festa si conclude il ciclo annuale di lettura della Torà, articolatosi settimanalmente attraverso la lettura settimanale di episodi, le c,d. Parashòt. Il ciclo, tuttavia non termina, bensì ricomincia immediatamente, attraverso la lettura del primo brano della Genesi. La lettura dei versi dell’ultimo capitolo viene attaccata direttamente alla lettura dei versi del primo, rinnovando così un ciclo ininterrotto da secoli. (15) L’anziano e il neonato, simbolo di tutte le età, sono figure ricorrenti nelle Qinnòt, nei Salmi e nella poesia ebraica. Nel contesto del 7/10, purtroppo, le immagini di anziani e neonati barbaramente uccisi si sono materialmente concretizzate, in modo tangibile e scioccante. (16) Sua: sia della Torah, sia dell’Onnipotente stesso. (17) Altra figura ricorrente nelle Qinnòt e nel Libro di Ekhàh stesso. Anche in questo caso, nel contesto del 7/10, questa immagine si è riproposta in modo brutalmente concreto. L’incubo di donne e giovani ragazze prigioniere e seviziate a Gaza è ancora in corso in data di scrittura di questa nota, ben 312 giorni dopo il 7/10. (18) v. precedente nota (14). (19) Nei due versi cui questa nota è doppiamente attribuita incontriamo quasi un gioco di parole. Nel primo verso compare il termine “Komàh” (piano di edificio, ma anche altezza). Nel secondo compare il termine “Kumàh”, esortativo di Kùm (alzati, sorgi). Ove non vocalizzate, come ad es. nel testo dei rotoli della Bibbia, ma anche usualmente nell’ebraico moderno, le due diverse parole sono scritte in modo identico, pur avendo accezioni diverse. (20) In ebraico letteralmente “‘Eyn” (occhio). (21) Concludendo il brano Haroush ribadisce che il nome del Kibbutz significa anche “mio pozzo” [seppur non sia intenzionalmente questo il nome; v. precedente nota (2) ] augurandosi quindi che le lacrime versate possano aiutare a riempire nuovamente quella sorgente di vita che è stata così brutalmente inaridita. Anche la Qinnàh di Beeri si conclude quindi con una nota cautamente ottimistica, in linea con quanto accennato nell'Introduzione nel paragrafo “Qinnàh e Catarsi”.
- GUERRA e RAPPORTi di COPPIA (2). Melakètet Kokhavìm
4 Brani - 4 Esperienze. Post 2 di 4. Che impatto ha avuto -e ha- il 7/10 e la sua guerra sui rapporti di coppia? Brano n. 2 - Melakètet Kokhavìm (Raccolgo le stelle). AUTORI : Duo Yonina. STILE: Killing you Softly. CATEGORIE: Guardando Avanti | Patriottismo o Propaganda | USCITA: 09/01/2024, giorno 94 di guerra e prigionia degli ostaggi. LINK al brano: https://youtu.be/vmRhEAotad8?si=YXg0on707wu1-3rt LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/5QjtbsgxOVyU7VaPRAz0MR?si=cfc549b812854f42 INTRODUZIONE Questa introduzione è comune ai 4 brani proposti. A seguire: introduzione al brano specifico di questo post. ——————————— Che impatto ha avuto -e ha- il 7/10 e la sua guerra sui rapporti di coppia? Come attraversa una coppia un periodo così denso di tensioni, minacce, traumi, allontanamento e -talvolta- anche perdita? Queste domande sono al centro di innumerevoli articoli, dibattiti e ore di sedute terapeutiche. Il Progetto 710 non è certo la sede per riassumere le altrettanto innumerevoli opinioni professionali o storie emerse in seguito alla guerra. Sono tuttavia qui presentati quattro brani che tentano di trasmettere altrettante esperienze di coppia all’ombra della guerra. L’intensa, drammatica e difficile esperienza collettiva diviene, inevitabilmente, anche esperienza personale e di coppia. Infatti, così come la guerra del 7/10 investe e minaccia la sopravvivenza di Israele -in certi casi compattando il Paese, in altri disgregandolo- anche la coppia israeliana attraversa esperienze che, a seconda dei casi, portano o porteranno a un consolidarsi o a un crollo. Stanno aumentando le nascite. Aumentano anche le morti. 4 Brani -4 sfumature di esperienza- da ascoltare e leggere sia individualmente, sia in rapporto tra loro. Quattro è un numero decisamente riduttivo se paragonato ai molteplici aspetti della realtà: nel corso del progetto saran proposti in seguito altri brani nei quali si rifletterà il complesso argomento della “zughiùt” (in ebraico, “rapporto di coppia”) in diverse sfumature. In 4 post vengono presentati i brani: 1) Shuv (Chazàrta Pitòm) 2023 - [Di nuovo (Sei tornato all’improvviso) 2023] Il riadattamento ad una normalità tra due partner, tra la gioia del ritorno e un ansia non ancora dissolta. Rivisitazione di un brano della metà anni ’70. Oltre alla versione 2023, il post propone la canzone originale, in assoluto una delle più belle canzoni israeliane che canta di coppia. 2) Melaketet kokhavìm (Raccolgo stelle) “Talvolta per vincere insieme / bisogna resistere separati”. 3) Teshvì veEsapèr lakh sipùr (Siediti chè ti racconto una storia) “E muoio di paura a tornare / non sono più abituato ad “esserci” (…)”. 4) Hotìr acharàv chaveràh (Lascia una compagna) Nel momento della perdita, il dolore e la confusione provocati dall’interruzione tragica di un rapporto che stava iniziando. La situazione di quei partner che, nel momento della morte di uno dei due, non avevano ancora uno status ben definito: ufficialmente, all’esterno, ma anche reciprocamente all’interno di un rapporto ancora in costruzione. (2) Melakètet Kokhavìm (Raccolgo le stelle) INTRODUZIONE AL BRANO ———————————————— Sotto vari aspetti, il brano può ricordare un’altra canzone appartenente a questo gruppo di quattro, dedicate a Guerra e Rapporto di Coppia: “Shùv” di Ma’ayàn Luis. Come in Shùv, “Lui” è corso il 7/10 ai Miluìm (servizio militare di riserva) come richiamato o volontario. “Lei” è rimasta a casa, con i bambini. Nella situazione avviatasi il 7/10, gli uomini e le donne (1) richiamati a Miluìm, sono assenti per molte settimane, o addirittura diversi mesi, con brevi uscite. Settimane e mesi molto lunghi anche per chi rimane a casa, in ansia, spesso facendo fronte a un menàge quotidiano e genitoriale che nulla ha di normale. Rispetto a “Shùv”, tuttavia, Melakètet Kokhavìm (Raccolgo le stelle) presenta differenze significative e ha un carattere molto più specifico: 1) I due autori ed esecutori del brano sono, effettivamente, moglie e marito. 2) La coppia Nina e Yoni Toyaker (da cui il nome d’arte del Duo, Yonina) è ben definita in termini di appartenenza nel contesto della società israeliana: fan parte del settore c.d. Nazional-Religioso. Nel testo e nel videoclip emergono diversi motivi tradizionali ebraici -testuali e visivi- che caratterizzano questo settore. Tra questi: lo scoppio della guerra andando in Sinagoga nel giorno di festa (2) , richiami alla Fede, il capo coperto di Nina (3) . Anche il sottolineare -a fine testo- il concetto di Vittoria, fa parte di un lessico che, nel corso della guerra scoppiata il 7/10/23, caratterizza particolarmente il settore Nazional-Religioso e gli ambiti socio-culturali della c.d. “Destra”. Il brano, comunque, non va superficialmente visto come appartenente al genere “Lui parte per la guerra / lei se ne sta a buona buona a casa”, nei secoli motivo tipico di brani folk europei. Nè va assolutamente confuso con canzoni che descrivono figure di Penelopi affrante, come ad es. nella celebre “File la laine” del francese Marcy, (tradotta da De Andrè in italiano e da Almagòr in ebraico) (4) . Le donne del settore Nazional-Religioso, infatti, non sono affatto pulzelle o mogli passive e indifese. O hanno fatto l’esercito, come tutte le altre ragazze israeliane, oppure (la maggioranza nel settore) durante il periodo di leva hanno optato per tipologie di Servizio Civile molto utili: ambulanze, gestione emergenze, educazione o supporto sociale. Lavorano alacremente in tutti i settori economici, molte con ottime carriere e, ove necessario, non sono meno armate e addestrate alla difesa di tanti uomini. Nina (Medved) e Yonatan Tokayer hanno debuttato con il nome Yonina nel 2016. Di origine americana -lei- e israeliana -lui- compongono canzoni di genere “Jewish-Inspirational”. I coniugi Toyaker vivono nella cittadina di Pardès Chanàh, nel centro-nord d’Israele con i loro tre bambini. https://www.yoninamusic.com/about-us ———————————————— Traduzione, NOTE e COMMENTI: (Lei) Stavo andando alla sinagoga quando hai indossato la divisa e lì, all’angolo della strada ti sei separato da me e dai bambini. Ho spiegato loro che Papà doveva andare a far la guardia ma non ho voluto che sapessero in vista di cosa mentre per strada la gente chiedeva “Che ci fate quà fuori? è scoppiata la guerra!!!” E adesso raduno tutte le forze (datemi) dalla bontà e dalla fede perchè alla fine tornino tempi migliori perchè alla fine torni la gioia. E abbraccio forte i bambini chè sian protetti da quelle tempeste che son la fuori. E nella follia qui davanti a un cielo nero raccolgo stelle. (Lui) Le prime notti non ho dormito tutto teso, in guardia Ho preso l’equipaggiamento in un mondo parallelo Mi sono separato da quanto conosciuto e noto. Qui c’è quella solidarietà di chi combatte insieme e giornate estenuanti senza sapere cosa accadrà domani Le settimane son divenute mesi e nonostante tutto rimaniamo qui sino a che l’orizzonte non si schiarirà. Allora adesso ti mando un mare di forza (datemi) dalla bontà e dalla fede perchè alla fine tornino tempi migliori perchè alla fine ritorni la gioia. Perciò abbraccia forte i bambini chè sian protetti da quelle tempeste che son la fuori E nella follia qui davanti ad un cielo nero raccolgo stelle per te. (Insieme) E nonostante la nostalgia di te, nonostante sia difficile star qua soli Talvolta per vincere insieme bisogna resistere separati (Lei) ognuno al proprio fronte (Lui) sino alla vittoria. (Lei) Allora adesso raduno tutte le forze (datemi) dalla bontà e dalla fede perchè alla fine tornino tempi migliori perchè alla fine ritorni la gioia. E abbraccio forte i bambini chè sian protetti dalle tempeste che son la fuori E nella follia qui davanti ad un cielo nero raccolgo stelle. NOTE e COMMENTI: (1) In Israele, sin dalla nascita dello Stato, le ragazze sono richiamate al servizio militare anche in ruoli decisamente operativi. Quindi anche ai Miluìm, seppur -a differenza degli uomini- con congedo generalmente verso l’età di 24 anni (per legge, sono richiamabili sino all’età di anni 34 o 38, a seconda dei ruoli). In genere, tuttavia vengono congedate qualora intervenga il matrimonio o la nascita di figli. (2) Il 7/10/2023, data del brutale attacco di Hamàs e conseguente scoppio della guerra, si celebrava Simchàt Toràh, una delle feste più liete del calendario ebraico. La gioia della festa è stata spazzata via di tragici eventi della giornata. Normalmente, nel corso della festa, il rotolo della Toràh (i Cinque Libri del Pentateuco) è al centro dei festeggiamenti, come una sposa. Nelle sinagoghe il rotolo viene portato in processione con canti e balli. I fedeli danzano abbracciando e scambiandosi il rotolo, come fosse un partner. Nel corso della festa si conclude il ciclo annuale di lettura della Toràh, articolatosi settimanalmente attraverso la lettura settimanale di episodi, le c,d. Parashòt. Il ciclo, tuttavia non finisce, bensì ricomincia immediatamente, attraverso la lettura del primo brano della Genesi. La lettura dei versi dell’ultimo capitolo si fonde con la lettura dei versi del primo, rinnovando un ciclo ininterrotto di secoli. (3) In genere le donne sposate appartenenti al settore Nazional-Religioso (come quelle del settore Ultraortodosso) osservano la tradizione ebraica ortodossa che prescrive alle donne sposate di coprire il capo, esponendo poco (o per nulla) i capelli. I modi di coprire il capo sono moltissimi, con coperture di tipi e fogge molto diversi. Alcune “coperture” celano totalmente la capigliatura. Altre (come nel caso della cantante Nina) ne rivelano una certa parte. Altre ancora si riducono solo ad una fascia per capelli che copre ben poco, ma vuole rappresentare sia una forma di osservanza delle tradizioni, sia un segno di autoidentificazione con un determinato settore e stile di vita. (4) Sin dai tempi di Penelope e Odisseo, ricorre nei secoli il motivo della bella lasciata a casa da un “Lui” partito per la guerra . Come Penelope, talvolta la bella si riscatta o può tornare ad esser sposa felice. Spesso, invece, diviene vedova affranta entro la fine della canzone. Grazie al Cielo, il brano del duo Yonina non prende questa terribile piega , tuttavia vale la pena di ricordare alcuni celebri esempi che propongono questo triste motivo: Nel panorama canoro dell’ultimo secolo, la canzone “File la laine” , ne è un classico esempio. Cfr.: • Originale francese, Robert Marcy, 1948 : • In italiano, Fabrizio De Andrè, 1965: • In ebraico, Dan Almagòr, 1973 (cantata da Chava Alberstein). Quasi doveroso ricordare inoltre, che il motivo della moglie -in attesa prima e vedova dopo- ritorna anche nella celebre e cupa poesia di Bertolt Brecht ”Und was bekam des Soldaten Weib” (E che venne alla donna del soldato) divenuta canzone su musica di Kurt Weill. Cfr.: • Originale Tedesco: (Lotte Lenya) e Atar trio, canta Valeria Fubini. • Versione inglese: Marianne Faithful o P.J. Harvey in versione teatrale . • Versione italiana, su musica di Hanns Eisler: Milva / Giorgio Strehler .
- ANI ROTZAH LEITCHATEN BAMILCHAMAH (Voglio sposarmi in tempo di guerra)
Lo stile grottesco del testo e l’apparente leggerezza della musica, riflettono - facendo un po’ rabbrividire - il contrasto e la tensione dei matrimoni celebrati nel periodo immediatamente successivo al 7/10. AUTRICE: Ziv (Ziv Barashi) STILE: Grotesque | CATEGORIE: Rabbia e Confusione | Guardando Avanti | USCITA: 25/11/2023, giorno 49 di guerra e prigionia degli ostaggi. Link al brano: https://youtu.be/n8PDQss35k4?si=L-xOMQEHnNGIBkUn Link su Spotify: https://open.spotify.com/track/6DZvphXspm67O5S0eL286O?si=fb4cc62410b74a92 INTRODUZIONE: ————————— Ziv Barashi (nota anche semplicemente come Ziv) è una giovane cantautrice e DJ cresciuta a Gerusalemme. Come i fondatori del gruppo Jeanne Bordeaux (v. in questa pagina il brano “Lo Levad”), anche Ziv ha studiato alla Scuola di Musica Rimòn di Ramat HaSharon. Dopo diverse esperienze musicali all’estero, oggi Ziv vive e lavora a Tel Aviv. La guerra ha visto la celebrazione di numerosi matrimoni, pianificati prima del 7/10, in cui la coppia non ha rinunciato a celebrare le nozze nonostante il richiamo dello sposo a “miluìm", alle forze militari di riserva. In alcuni casi lo scoppio della guerra e i richiami a miluìm hanno addirittura spronato a sposarsi coppie che “ci pensavano, ma non avevano ancora deciso del tutto”. Ziv aveva iniziato a scrivere questa canzone due anni prima, lasciandola poi da parte. Ha ripreso in mano la canzone, aggiungendo nuovi versi, alla luce dello stato d’animo in cui si è trovata dopo il richiamo a miluìm del suo compagno. Lo stile ironico del testo e l’apparente leggerezza della musica, riflettono - facendo un po’ rabbrividire - il contrasto e la tensione dei matrimoni celebrati nel periodo in cui il brano è uscito: la leggerezza e gioia del matrimonio vanno a contrastare con il senso d’incertezza. Prevalendo sull’ansia generata dalla situazione generale o - peggio - dal previsto ritorno al fronte dello sposo, dopo la breve pausa per la cerimonia. Lui è in divisa (talvolta lo è la sposa); c’è allegria, ma anche la consapevolezza che tra gli ospiti, più armati del solito, vi sia una sinistra presenza accanto alla chuppàh, il baldacchino nuziale. TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: ————————————————— L’estate è così calda missili cadono su Ramat Gan (1) ho sempre pensato che fosse una città noiosa la realtà è più selvaggia di qualsiasi immagine e fantasia la terra rigetterà i passanti. Voglio sposarmi durante la guerra liberare una colomba della pace verso il cielo sul mar come come una stella una bomba certo cadrà e ti sussurrerò son tutta tua. L’estate è già finita, tutti son scappati verso terre straniere Stati Uniti, Spagna, Grecia e pure Roma ma non bisogna assolutamente confondersi perchè non ho certo dimenticato Babilonia (2) come i fiumi si riempirono di lacrime (2) (mi raccontava mamma). Un’anno e poi un’altro anno si addormenta per un pisolino ma quanto stiamo male poi quando si sveglia una preghiera ad ogni caduta e chi è che ha la risposta e sa quand’è il suo l’inizio e la sua fine. Voglio sposarmi durante la guerra liberare una colomba della pace verso il cielo sul mar come come una stella una bomba certo cadrà e ti sussurrerò son tutta tua. Torna a casa presto ci berremo un te ci mangiamo un dolce potremmo mettere in TV un qualche film io amo solo te ed è per te che vestirò un abito tra i missili dirai “At Mekudeshet” (Tu mi sei sposa) (3). Voglio sposarmi durante la guerra liberare una colomba della pace verso il cielo sul mar come come una stella una bomba certo cadrà e ti sussurrerò son tutta tua. NOTE e COMMENTI: —————————————— (1) Ramat Gan: comune nella fascia urbana nord di Tel Aviv. (2) Babilonia, fiumi e lacrime: Il verso si riferisce all’Esilio del Popolo Ebraico a Babilonia, iniziato nel 597 Avanti l’Era Volgare (c.d. 597 a.C) dopo la conquista del Regno d’Israele da parte di Nabucodonosor e la successiva distruzione del Primo Santuario di Gerusalemme (586 a. E.V.). L’Esilio durò settant’anni, sino a quando Khoresh, Re di Persia, permise al Popolo Ebraico di ritornare in patria. Il dolore dell'esilio e l'accorato anelito di un ritorno a Sion, alla Terra d’Israele, vede la sua più celebre espressione nel Salmo 137: “Sulle sponde dei fiumi di Babilonia ci fermammo e piangemmo ricordando Sion. Ai salici che si trovano in quel paese appendemmo le nostre cetre (…)” (Ps. 137:1-2 e versi successivi). Da cui “i fiumi si riempiron di lacrime” del verso della canzone. Il desiderio del Popolo Ebraico ad un ritorno da Babilonia a Sion ha ispirato, nel tempo, diversi autori che hanno adottato questo struggente anelito come metafora universale di altri ritorni, desideri di autodeterminazione nazionale o di libertà. Tra gli autori più conosciuti troviamo Giuseppe Verdi (cfr. l’opera Nabucco, con il celeberrimo inno “Va Pensiero”, metafora risorgimentale del desiderio di un’Unità d’Italia) ma anche Bob Marley, la musica Reggae e la cultura Rastafari in genere. Quest’ultime con la antitesi tra Babylon - metafora di una società corrotta, ma anche America dove i neri furono condotti per esser schiavi - e Zion, società utopica di pace e libertà, ma anche Jamaica terra d’origine cui far ritorno. (3) At Mekudeshet li… (letteralmente “Tu sei a me dedicata, santificata…). Formula pronunciata dallo sposo, nel corso della cerimonia ebraica di nozze, dopo aver posto l’anello al dito della sposa di fronte a testimoni.
- ZE ‘ALEINU (Dipende da noi)
Un adrenalinico brano che - di fronte al trauma del 7/10 - sfoga una gran rabbia, incanalandola attraverso patriottismo e un a una sorta di fed e da stadio. AUTORI: Subliminal e The Shadow, con la partecipazione di Raviv Kaner. STILE: Adrenalinico (XL) | Lo Stadio va alla Guerra | CATEGORIE: Patriottismo o Propaganda | Neofede e Saccarina | Guardando Avanti USCITA: 29/01/2024, giorno 114 di guerra e prigionia degli ostaggi . LINK al brano: https://youtu.be/gpoX7w2RayQ?si=6uTi02DFmz82HhXK LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/1V87lrAqStoF1zp7BjxEkE?si=1598888b922245b6 TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI: ——————————————— [Immagini dei Kibbutz alla frontiera di Gaza distrutti durante l’attacco-strage del 7/10 + Immagini degli ostaggi rapiti lo stesso giorno]. [Cadenzato, fuori campo: “Sinistra, Destra, Sinistra, Destra…”] [RAP]: Buona sera Gaza! Altro giorno, altro nazista morto! Nova ( 01 ) era sulla spiagga, Golani è ora al Parlamento ( 02 ) Diciamo a Yehye Sinwar: “Yeah we’ve seen war Boom! Bye bye, bitch! Il tempo è scaduto!” Razzo e tuono, arrivo come un Barak (0 3 ) Non Ehud (04), non Aharon (04), non Obama (04)… il carro armato! I fratelli non stanno li ad aspettare d’esser richiamati veston subito la divisa (Come) leoni e leonesse salgon sulle “Tigri” (06). Le mie frasi sono frecce che intercettano i pensieri ogni parola fa pieno centro ogni lettera è ben piazzata nel mirino. Sentite le cadute (07) corrono alle tane, saltan dentro le bocche dei tunnel (8.), seppelliscon le carogne. Fajar (09), RPG (09), due granate, Zig (09), “Obiettivo individuato, 2-3 Sha-ger! (10) Boom! Tutto è ben preciso e anche fatale Volevate Fauda? Beccatevi il finale! M…..F…..s! (03) [MELODICO]: Anche quando il cuore è spezzato sappi che arriverà sempre il domani e la speranza germoglierà, arriverà Dipende da noi. (11) Da ora, lo giuro, combatto per la prossima generazione anche se la strada è lunga non dimenticheremo, non perdoneremo Dipende da noi (11) [RAP]: Son stato forgiato nel sangue, ombra di uomo, bruciano in me sentimenti di vendetta e fa caldo. Tamburi di guerra, anche il cuore fa Ra-pa-pam! Donne e bambini sono stati arsi come carbone! (Questo) non mi lascia in pace, sto sveglio, non riesco ad addormentarmi. la paura, il pianto son come la fine del mondo! Guardo i bambini e all’improvviso mi sento riportato li e dico “Dio prendi me al posto loro”. Io combatto - io combatto! Son cacciatore - son cacciatore! Non ho paura - non ho paura! di morir solo - Dio Uno! Io sono un leone - sono un leone loro son pecore - son pecore! Io sono un predatore - un predatore loro son animali cacciati - nessuno si salva! Non mi spezzerete lo spirito non mi frantumerete l’anima Non violenterete, non ucciderete, non brucerete la speranza! Non (più) ebreo piccolo, pauroso, con le ginocchia tremanti. Ebreo con capacità di fuoco colonne di fumo (12) e spade (13). È il Dio della Vendetta in nome delle anime (uccise) No, non ho misericordia e voi non avete parole per implorare il perdono. Stirpe di ‘Amaleq (14) le preghiere non vi saran di aiuto Non c’è pietà per i branchi di ratti Crepate supplicando! [MELODICO]: Anche quando il cuore è spezzato sappi che arriverà sempre il domani e la speranza germoglierà, arriverà Dipende da noi. (11) Da ora, lo giuro, combatto per la prossima generazione anche se la strada è lunga non dimenticheremo, non perdoneremo Dipende da noi (11) [RAP]: Ebbene abbiam capito, siam tutti un unico, siam tutti insieme. La barca è la stessa, walla! (15) questo è la situazione ora, nel bene e nel male. Non importa per chi hai votato, [fuori campo: “Siam tutti un unico!”] non (importa la tua) origine etnica e nemmeno (di che) religione Ora è nuvoloso, ma c’è speranza, la luce non si è spenta. Salvaguardiam la casa, salvaguardiamo il cuore, la famiglia Santifichiamo la vita, santifichiamo quel che è buono, santifichiamo l’amore. Proteggiamo i bambini, il futuro, la gioia Quando finisce la logica, d’un tratto inizia la fede! Come sarai capace di imparare se non sei capace di ricordare? Come sconfiggerai il buio se rifuggi dalla luce? È l’ora della Tikkùn (16) è l’ora dell’azione. Perciò preparati al Diluvio perché questa è la generazione della Redenzione! Uh! L’ordine del giorno è un ordine immediato a riconciliarsi! (17) Uh! Tutto a un tratto mio fratello con lo shtreimel (18) mette piede al distretto militare (19) Uh! E mio fratello di Kaplan (20) ritorna in sinagoga (21). Il futuro dei nostri bambini dipende tutto dalla patria E non ve n’è altra! [MELODICO]: Anche quando il cuore è spezzato sappi che arriverà sempre il domani e la speranza germoglierà, arriverà Dipende da noi. (11) Da ora, lo giuro, combatto per la prossima generazione anche se la strada è lunga non dimenticheremo, non perdoneremo Dipende da noi (11) [Cadenzato, fuori campo: “Sinistra, Destra, Sinistra, Destra…”] NOTE e COMMENTI: ——————————————————— (01) Nova: Si riferisce al “Festival Nova”, il rave party colpito da Hamas durante l’attacco-strage del 7/10/23. Al festival Nova sono stati uccisi 364 civili e ferite numerose altre centinaia di giovani. Inoltre, 40 giovani partecipanti sono stati rapiti e condotti in ostaggio a Gaza. (02) Si riferisce alla presa del Palazzo del Parlamento del regime di Hamas a Gaza, da parte della Brigata Golani di Tzah”al (IDF), l’Esercito Israeliano. Il palazzo, conquistato il 13/11/2023, venne raso al suolo dall’esercito due giorni dopo. (03) Barak: in ebraico la parola significa “fulmine”. È però anche sia il nome di un modello di mezzo corazzato di produzione israeliana (v. verso successivo) sia un cognome (v. nota 04). Questo verso e quello successivo contengono un gioco di parole che utilizza i diversi significati della parola “barak”. (04) Riferimento a Ehud Barak, ex Comandante di Stato Maggiore e Primo Ministro. Riferimento a Aharon Barak, ex Presidente della Corte Suprema. Riferimento al nome dell’ex Presidente USA Barack Obama. Vedasi nota precedente per il gioco di parole insito nei due versi. (05) Gioco di parole. “Tigre” in ebraico si dice “Namer”. “Namer ”, tuttavia , è anche il nome di un cingolato con blindatura leggera per il trasporto truppe. (06) In ebraico “nefilòt” (cadute). Si tratta del termine utilizzato per indicare la caduta(e) sul territorio di un razzo, missile o colpo di mortaio. (07) Si riferisce ovviamente all’ampia, sofisticata e pericolosa rete di tunnel costruita da Hamas nel sottosuolo di Gaza, utilizzata dai combattenti e dirigenti dell’organizzazione terroristica per rifugiarsi e dirigere i combattimenti. In questi tunnel sono anche stati tenuti gli ostaggi rapiti e imprigionati a Gaza a partire dal 7/10/2023. (08) Fajar, RPG (…) Zig: Rispettivamente i nomi di un tipo di razzo per artiglieria, di un razzo anticarro a spalla e di una rinomata marca di armi da fuoco tedesca (Sig Sauer). (09) In ebraico: “Shtaym (2) - Shalosh (3) - Sha-ger!”, (2 - 3 - Lan-cia!) Frase cadenzata pronunciata da un operatore prima di aprire il fuoco a distanza per mezzo di droni o altro strumento avanzato (una specie di “1-2-3 Fuoco!”). La frase 2-3 Sha-Ger! è spesso udibile fuori campo nella documentazione filmata di attacchi svolti utilizzando gli strumenti di cui sopra. La frase registrata, estrapolata dalla documentazione di attacchi svolti, è stata utilizzata in molti brani musicali, prevalentemente Rap o Techno, usciti nel corso della guerra. Alcuni di questi brani sono stati addirittura creati al fronte, da soldati durante pause sul campo di battaglia, in modo più o meno dilettantesco o professionale, per poi essere diffusi attraverso i social media. (10) In ebraico “Ze ‘aleinu”, titolo del brano. Letteralmente “è su di noi”. L’espressione, al singolare o al plurale può avere significati diversi: “dipende da noi”, o anche “tocca a noi” (ad es. al sing. “tocca a me”, “è il mio turno” detto da chi intende pagare a qualcuno o a tutti un pasto o da bere ), ma anche “è nostro dovere”. (11) In ebraico: Timrot ‘ashan. Lett. “colonne di fumo” che si innalzano da un forte incendio. Termine di origine biblica che indica distruzione e catastrofe. In forma di metafora si accompagna spesso, in terzetto, alle parole “Dam” (sangue) e “Esh” (fuoco). Cfr. nella Bibbia il profeta Gioele: ”Produrrò dei chiari segni in terra e in terra: sangue, fuoco e colonne di fumo” (Joel, 3:3). (12) In ebraico: “charavòt” (spade). Si riferisce evidentemente non solo all’armi da taglio (peraltro anacronistiche nel contesto) bensì al nome dato alla guerra in corso: “Charavòt Barzel” (Spade di Ferro) “Iron Swords Operation”. (13) ‘Amaleq, nome biblico indicante gli Amaleciti, una tribù che attaccò il Popolo d’Israele nel deserto (Esodo, 17: 9-15) approfittando dello stato di sfinitezza del Popolo stesso appena uscito dall’Egitto. La Tribù di ‘Amaleq, dal nome del progenitore degli Amaleciti, è descritta nella Bibbia come un gruppo particolarmente crudele e infido. È anche nota la frase biblica “Ricorda quel che ti fece ‘Amalek (…) Non dimenticarlo” (Deuteronomio, 25:17-19). Questa trasmette sia un vero e proprio precetto, sia un obbligo morale di memoria storica che, nei secoli, è divenuto metafora indicante molte altre figure o popoli che nel tempo hanno perseguitato il Popolo Ebraico. (14) "Walla!" Espressione derivante dall’arabo ed entrata a far parte dell’ebraico colloquiale. Esclamazione di stupore o di entusiasmo, usata per sottolineare qualcosa ma anche come incipit per rafforzare un’affermazione. La pedante Accademia della Lingua Ebraica, con sede a Gerusalemme, ha individuato nell’ebraico informale ben 11 diversi tipi di uso di questo termine. (15) Tikkùn, letteralmente “riparazione”. Al di là del senso letterale e tecnico, il termine “Tikkun” assume valenze diverse nell’Ebraismo quando associato ad un’altro termine. Può, ad esempio, indicare un libro (“Tikkun koreim”, volume che serve da manuale di riferimento per lo scriba), un evento legato allo studio e alla spiritualità (ad es. “Tikkun Leil Shavu’ot”, una quasi-maratona-notturna di studio, che si tiene nella notte della festa di Shavu’ot) o può anche indicare un concetto cabalistico, filosofico o etico. Il Tikkun più cono sciuto è il c.d. Tikkun ‘Olam (Correzione del Mondo). Per Tikkun ‘Olam si intende, in genere, un insieme di comportamenti pratici e spirituali, il cui fine è un miglioramento materiale e spirituale dell’umanità intera, messo in opera - in primis - dal Popolo Ebraico. Tale miglioramento è finalizzato anc he a tentativi di avvicinamento della Redenzione e della c.d. Era Messianica. È ragionevole pensare che il verso della canzone si riferisca appunto ad una forma di Tikkun ‘Olam, seppur proposta attraverso misure e mezzi ben più pratici che spirituali. (16) Gioco di parole tra due termini in ebraico: “Tzàv HaSha’a” (Ordine immediato / qualcosa che va eseguito senza alcun indugio) e “Tzav Piùs” (Ordine a riconciliarsi). Quest’ultimo è , a sua volta , una specie di gioco di parole. Infatti, in Israele, è ben più noto e in uso il termine “Tzav Ghiùs” (Ordine di arruolarsi nell’eser cito) quello che gli Israeliani, ragazzi e ragazze, ricevono all’età di 18 anni; ciò che in Italiano era, in passato, la c.d. “Cartoli na Precetto”. (17) e (18) "Shtreimel", parola yiddish che indica un ampio colbacco di pelliccia, indossato il Sabato e nei giorni di festa dagli ebrei ultraortodossi di ceppo ashkenazita. Lo shtreimel è qui metafora per indicare la popolazione ultraortodossa israeliana. Nel contesto del brano il verso si riferisce, metaforicamente, alla possibilità di esenzione dal servizio militare di cui godono i giovani ultraortodossi. Questa realtà è al centro di uno dei principali motivi della tensione sociale che intercorre tra il settore laico e quello religioso della popolazione israeliana. (19) e (20) Kaplan. Si riferisce a “Tzomet Kaplan”, un incrocio a Tel Aviv, tra i principali luoghi dei cortei e delle manifestazioni più estremiste della c.d. Mechahà, l’ampia protesta popolare che ha marcato in modo significativo il 2023 sino al 7/10/23. Scopo della c.d. Mechahàh è - a tuttora - il tentativo di bloccare iniziative legislative intraprese nel Gennaio 2023 dal 37mo Governo Israeliano, con PM Benyamin Netanyahu, considerate, da parte significativa della popolazione israeliana, origine di una pericolosa deriva antidemocratica. La Mechahàh è un fenomeno semispontaneo di mobilitazione civile, senza precedenti nella storia dello Stato d’Israele per dimensioni e intensità. Questo movimento – e la critica nei confronti della Mechahàh stessa - si sono rivelati in breve come fenomeni di espressione di numerose tensioni e rivendicazioni accumulate, per anni, da diverse categorie sociali, politiche o etniche più o meno opposte tra loro: laici, religiosi, c.d. destra, c.d. sinistra, ebrei di provenienze diverse e altre. “Tzomet Kaplan” è divenuto metafora di una frangia della Mechahah particolarmente aggressiva, caratterizzata anche da un laicismo che rasenta una virulenta antireligiosità. Nel contesto della canzone, il “fratello manifestante di Kaplan” che ritorna in sinagoga è perciò l’equivalente - sul versante opposto degli estremismi - del “fratello con lo shtreimel” che si presenta al distretto militare, di cui ai versi precedenti e alle note 18 e 19.
- LO LEVAD (non siamo soli)
" Compagni di un destino di dolore e amore piangeremo e ce la faremo. Abbiamo solo l’un l’altro e nulla più ". AUTORI: Jeanne Bordeaux STILE: Killing You Softly CATEGORIE: Shock / Lutto, Ansia | Guardando Avanti USCITA: 12/11/2023, giorno 36 di guerra e prigionia degli ostaggi. LINK al brano: https://youtu.be/H_gMtQ7BTo4?si=OeKIBuwEdKpZsE5_ LINK su Spotify: https://open.spotify.com/track/1q9u5uDVBZzvjgTMbmE29i?si=aa66c7e919d34622 INTRODUZIONE: _______________ Il nome Jeanne Bordeaux potrebbe trarre in inganno: non è una cantante, bensì il nome del gruppo indie che ha prodotto ed esegue il brano. Per la precisione, Jeanne e Bordeaux sono i nomi dei due cavalli della sorella di Doron Talmòn, solista storica del gruppo. Anche Doròn potrebbe risultare un po’ fuorviante, dato che in Israele è un nome prevalentemente maschile. Attivo dal 2012, J.B. è un gruppo creato inizialmente da laureati della scuola di musica Rimòn, di Ramat HaSharon, rinomata cittadina della cintura urbana intorno a Tel Aviv. Dopo un paio di anni di attività - e il cambio di un paio di componenti - la band ha abbandonato il suo iniziale stile rock per concentrarsi su un genere di tipo Folk-Country, basato sessenzialmente su strumenti acustici. Il brano Lo Levad è uscito trentasei giorni dopo l’attacco del 7/10/23. Doròn, che ne ha composto il testo e la musica, scrive sulla pagina Facebook del gruppo: “Dopo il Sabato Maledetto non sono riuscita a trovar le parole per esprimere i miei sentimenti, perchè se uno non riesce a contenere o a creder vero qualcosa, non è neanche possibile farne oggetto di scrittura. Tuttavia, prima che fosse passata una settimana dal terribile massacro, sono state le parole a trovarmi. (…) Scrivo e piango, canto e piango. Capisco che questa canzone è lì perchè non smetta di piangere, perchè tutti non smettiamo di addolorarci sia per coloro che non son più con noi, sia per quelli che attendiamo ritornino a noi; ogni giorno, ogni notte, ogni minuto. (…)”. I disegni su cui è basato il videoclip della canzone - realizzato con mezzi modesti e molto toccante - sono dell’artista Avraham Pesso, che li ha eseguiti su invito del gruppo dopo aver ascoltato il brano. TRADUZIONE: —————————————————— L’albero del nostro giardino non ce l’ha fatta è stato tutto bruciato durante un mattino maledetto e il giardino se ne sta li orfano e non è rimasto nessuno ad annaffiarne la terra E nel kibbutz chi canterà alla cerimonia e chi ballerà in circolo sul palco posto fuori? chi addobberà trattori e carrelli e chi raccoglierà il grano nei campi? Porgiam tutti la mano non siamo soli compagni di un destino di dolore e amore come un solo popolo piangeremo e ce la faremo come allora non ci infrangeremo abbiamo solo l’un l’altro e nulla più e non serve altro Le radici dell’albero si aggrappano al cuore della terra torneranno ad innalzarsi e crescere con la melodia un suono antico di consolazione e il riso dei bambini noi siamo casa per noi stessi basta di girovagare Porgiam tutti la mano non siamo soli compagni di un destino di dolore e amore come un solo popolo piangeremo e ce la faremo come allora non ci infrangeremo abbiamo solo l’un l’altro e nulla più e non serve altro Ricordiamo i fiori tutti coloro che sono stati colti belli angeli che son stati avvolti nella bandiera e per chi non è ancora tornato saremo un faro accendiamo qui una gran luce fino a che tornerà a noi Porgiam tutti la mano non siamo soli compagni di un destino di dolore e amore come un solo popolo piangeremo e ce la faremo come allora non ci infrangeremo abbiamo solo l’un l’altro e nulla più e non serve altro.
- Habàyta (A casa!). quando la protesta diventa consenso.
Canzoni o idee che una volta erano di protesta o rifiutate, possono negli anni divenir consenso, mainstream. Il caso di Habayta e di Ein li Èretz Achèret. AUTORI : Testo, Ehùd Manòr. Musica, Yaìr Klìnger STILE: Adrenalinico (M). CATEGORIE: Remakes | Guardando Avanti | Shock / Lutto / Ansia | Hostages USCITA: 28/12/2023, giorno 82 di guerra e prigionia degli ostaggi. LINK al brano: https://youtu.be/wkXAa-IrUfw?si=ocyf6PYPZ8ogX-VX LINK su Spotify: https://open.spotify.com/album/6uHwhOOruLDp56XuGpRiDX?si=M_oNCUzFR6WZS_2_knnlrQ INTRODUZIONE ——————————— Come le idee, dopo anni anche le canzoni possono esser viste da una diversa prospettiva. Un’idea, un giorno ritenuta sovversiva, diviene in seguito oggetto di consenso. Una canzone di protesta e dissenso può, un giorno, trovarsi al centro del consenso, divenire mainstream . Talvolta può addirittura ritrovarsi eseguita assieme all’Inno Nazionale, legandosi a esso. È quanto è accaduto al brano Habayta (A casa!) , la canzone probabilmente più nota quando si parla degli Ostaggi rapiti da Hamas il 7/10/2023. In realtà Habayta esce nel 1983, come canzone di protesta . Alla sua uscita -e per diversi anni- il brano viene aspramente criticato e osteggiato da una parte significativa del paese. Ventun’anni dopo, però, Habayta diviene invece inno di una forma di unità nazionale: non un’unità sul piano politico ma certamente su un piano emozionale. Dicembre 2023: Due mesi dopo il fatidico 7 Ottobre 2023, lo storico anfiteatro romano di Cesarea ospita un’ arrangiamento sinfonico del brano Habayta . L’esecuzione è il risultato di una complessa produzione che, coinvolgendo musicisti di ogni fascia di età, strumenti acustici ed elettronici, accompagna un coro che invoca il ritorno degli Ostaggi prigionieri a Gaza: Habayta! A casa! L’esecuzione corale della prima strofa e del ritornello sfuma in modo suggestivo e coinvolgente in un’arrangiamento strumentale dell’Hatikwà (la Speranza) l’Inno Nazionale d’Israele ( 01 ), per poi trasformarsi nuovamente nel ritornello di Habayta. L’arrangiamento e l’esecuzione vengono organizzati prima per la produzione di un videoclip che, diffuso attraverso i social media, intende sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale intorno alla tragica vicenda degli Ostaggi . L’operazione riesce: l’arrangiamento del brano viene diffuso ovunque nel mondo e riproposto in occasione di eventi a difesa della causa d’Israele.. In Israele il brano viene trasmesso ogni giorno, più volte al giorno, divenendo simbolo di una vicenda che coinvolge tutto il paese . Nelle periodiche e numerose manifestazioni organizzate per invocare la liberazione degli Ostaggi -antigovernative o politicamente neutrali- il brano viene spesso utilizzato come segnale d’inizio della manifestazione. Habyta è dunque espressione di un’auspicabile Unità Nazionale? Non esattamente… Più ragionevole, invece, dire che è l’espressione di un’ unità su un piano emozionale . Ma se Habayta oggi è un canto di unità, perchè in passato era invece una canzone di protesta? Vediamo la storia di questo brano: 1982: Prima Guerra del Libano: nel giugno 1982 Israele intraprende la c.d. Operazione Pace in Galilea, in risposta a pluriennali attacchi da parte dell’OLP, Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che aveva le proprie roccaforti nel sud del Libano. In pratica, dopo un ampio richiamo di Miluìm, forze militari di riserva, Tzah”al (IDF) invade il sud del Paese dei Cedri, sino a Beirut compresa. Israele rimarrà in Libano -con diverse forme di presidio- sino al ritiro unilaterale che avrà luogo nel 2000, sotto il governo del PM Ehùd Barak. Sin dall'inizio, la guerra in Libano è, già allora, oggetto di controversia all’interno della società israeliana . Non si registrano obiezioni di coscienza significative: chi viene richiamato parte e chi deve aiutare nelle retrovie aiuta. Tuttavia, il sostegno alla guerra e alla sue modalità di conduzione non è affatto univoco. Nel 1982 Ehùd Manor , uno dei maggiori e più sensibili autori israeliani, scrive il testo di Habayta, quale espressione del proprio personale dissenso nei confronti della campagna militare intrapresa da Israele. L’input a scrivere arriva da Yardèna Aràzi, una delle cantanti israeliane più popolari. La Aràzi era tornata da un tour di brevi e informali spettacoli tenuti di fronte alle truppe in Libano, per sollevarne il morale. Il tour era stato particolarmente stressante e pericoloso. Yardèna, scossa, condivide con l’amico e mentor Ehùd Manòr la propria esperienza. L’autore colpito dai racconti della cantante, scrive le parole di una nuova canzone. Il brano, chiede in modo indiretto il ritorno a casa dei soldati al fronte. Non viene nominato uno specifico conflitto, nè compaiono parole esplicita come “soldati” o “guerra”. Si narra tuttavia di “notti amare” che si avvicinano, di “catene fatte di paure” e -soprattutto- di un vento che, sospirando, sembra dire “è tempo di tornare da monti e campi stranieri”. Nel contesto politico ed emozionale del periodo, il messaggio è chiaro. Le parole scritte da Manòr richiedono una adeguata melodia. Gàvri Mazòr, consulente artistico di Yardena Arazi, si rivolge al compositore Yaìr Klìnger . Tra varie opzioni Klinger propone di riutilizzare la melodia da lui composta per un’altra canzone -di tipo molto diverso- eseguita in Francia dalla nota cantante Sylvie Vartan : Mañana Tomorrow. Qualora il video non fosse accessibile in alcuni paesi: link a una versione alternativa alla Nota 02 in calce . Yardena Arazi presenta Habayta nell’autunno 1983 . Il brano ha molto successo e per 13 settimane rimane in cima alle classifiche. Il 1983 è tuttavia anche l’anno in cui si fa più acceso il dibattito in Israele in merito al protrarsi della guerra e la permanenza militare in Libano. Una parte significativa del pubblico critica aspramente la Aràzi e il suo brano -talvolta in modo decisamente aggressivo- non identificandosi affatto con la canzone e il suo messaggio.. 2003, 2006, 2010: Venti anni dopo l’uscita e il successo della canzone, Yardena Arazi propone a Ehùd Manòr un ampliamento del brano ( 03 ), per riproporre attraverso Habayta un messaggio più attuale. Manòr accetta e aggiunge una strofa e una variazione del ritornello, con un messaggio direttamente meno critico ma certamente più amaro: è un’invocazione a proteggere “ i frammenti del sogno d’Israele ”. La versione ampliata, pur ben accetta, è in genere oggi meno eseguita di quella originale. Negli anni l’invocazione “A casa!” viene riproposta nell’ambito di campagne di sensibilizzazione pubblica per il riscatto e la liberazione di prigionieri : prima, nel 2006, nel caso del rapimento di Eldàd Règev e Ehùd Goldwàsser ( 04 ); in seguito, nel 2010, nel caso del rapimento di Gilàd Shalìt ( 05 ) e infine, nel 2023, nel caso degli Ostaggi imprigionati da Hamàs a Gaza. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Passano gli anni, cambia la prospettiva: Ein li Èretz Achèret. Habayta non è un caso isolato . Come già accennato prima, Ehùd Manòr era contrario alla guerra intrapresa in Libano. Nel 1982 , prima dell’incontro con la Aràzi, Manòr aveva già scritto un’altra canzone in cui esprimeva la propria personale angoscia nei confronti di una nazione che, come scrive l’autore, “ha cambiato il proprio volto”. Nel 1982, tuttavia, questa canzone era ancora chiusa in un cassetto. Uscirà solo nel 1986 : “Ein li Èretz Achèret” (Non ho alcun’altra terra), quando il testo scritto anni prima da Manòr viene articolato su una melodia composta dalla cantautrice Corinne Allàl . Lanciata dalla cantante Gìli 'Atàri , Ein li Èretz Achèret finisce per essere la canzone che da decenni è considerata una delle espressioni che più riflettono il consenso nazionale; forse il brano che meglio trasmette un senso di un ineluttabile destino comune . Negli anni, infatti, Ein li Èretz Achèret è una canzone molto più conosciuta ed eseguita di Habayta; o almeno così è stato sino alla tragica situazione innescatasi il 7/10. Un'incisione piuttosto rara di Ehùd Manòr. L'autore ha scritto una grande quantità di successi, ma questi erano destinati ad altri artisti. Ehùd stesso eseguiva molto poco. Anche in questo caso un brano nato come espressione di protesta antistituzionale negli anni diviene mainstream , viene visto come l' espressione di un sentimento comune. In calce alle note: la traduzione di Ein li Èretz Acherèt, con un approfondimento e link a diverse esecuzioni. Sia nel caso di Habayta, sia in quello di Ein li Èretz Achèret, negli anni non sono cambiate le parole, nè è cambiata la melodia: sono cambiate le posizioni e il sentimento del Paese. Spesso, quel che un giorno è ai margini -o talvolta è addirittura considerato tradimento- non solo viene accettato col tempo, bensì -in alcuni- casi si trasforma addirittura nello specchio di opinioni e sentimenti condivisi da tutti. Sarà il tempo a dirci se anche il lacerato 2023 ha innescato cambiamenti simili del sentimento pubblico e della società israelia na. In a mbito musicale e non. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Traduzione, NOTE e COMMENTI: ———————————————— TRADUZIONE del testo della canzone: Un altro anno è passato, un altro anno folle le erbacce son cresciute sul sentiero e nel giardino Il vento sospira ha aperto la serranda e batte sul vecchio muro. È come se dicesse: A casa, a casa, è tempo di tornare da monti e da campi stranieri. Il giorno sta languendo ma (ancora non) è giunto alcun segno. A casa, a casa, prima che scenda la luce. Notti fredde, notti amare, si avvicinano adesso. Prego per te sino al sorger del sole Prigioniera, in catene fatte di paure, sento dei passi. A casa, a casa, perchè ancora non è stato dato quanto da tempo promessoci. (03) Versione ampliata (2003): Passano gli anni, gli anni colgono (fiori = vite) e ancora non abbiamo trovato riposo. Una generazione va un’altra viene e la guancia è bagnata da una lacrima salata. È come se dicesse: A casa, a casa, è tempo di tornare dalla fine delle strade, dalla lite tra fratelli (tornare) allo stesso posto lì nel cuore. A casa, a casa, prima che scenda la luce verso sogni non chiusi tra mura verso una notte senza dolori. Prego per te sino al sorger del sole Mantieni, proteggi terra mia i frammenti del sogno d’Israele. A casa, a casa, perchè ancora non è stato dato quanto da tempo promessoci. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - NOTE e COMMENTI: (01) Hatkwàh (la Speranza), Inno Nazionale dello Stato d'Israele. https://it.wikipedia.org/wiki/Hatikvah (02) Link alternativo alla prima versione di Habayta, per lettori in paesi dove non fosse accessibile il video presentato nel testo dell'articolo. (Torna al paragrafo dell'articolo) (03) Yardèna Aràzi canta la versione ampliata di Habayta, uscita nel 2003. (04) In merito a Eldàd Règev e Ehùd Goldwàsser, v. https://en.wikipedia.org/wiki/Eldad_Regev https://en.wikipedia.org/wiki/Ehud_Goldwasser (05) In merito a Gilàd Shalìt, v. https://en.wikipedia.org/wiki/Gilad_Shalit - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Ein li Èretz Achèret Ein li Èretz Achèret (Non ho nessun’altra terra) è un brano che da decenni è considerato una delle espressioni che più riflettono il consenso nazionale; forse la canzone che meglio trasmette il senso di un ineluttabile destino comune . Come Habayta, anche questo brano viene scritto nel 1982 da Ehùd Manòr, come reazione angosciata dell’autore di fronte alle immagini della Prima Guerra del Libano. Verrà proposto al pubblico solo nel 1986 dalla celebre cantante Gàli ‘Atàri , nel suo album “Èmtza September” (Metà Settembre). La musica della canzone è della cantautrice Corinne Allal . La melodia era nata anni prima del 1986; la Allal l'aveva destinata a un suo altro testo. Questo però era troppo personale -legato ad un episodio troppo intimo della vita della cantautrice- e perciò Corinne non lo aveva mai pubblicato. Per questo anche la melodia non era mai stata fatta uscire. È una melodia con un inizio particolarmente cadenzato; poche frasi musicali, inconfondibili. Per vie traverse il canovaccio melodico giunge alle orecchie di Gali ‘Atàri, che nel periodo 1985-86 era in cerca di una nuova canzone per un proprio rilancio. Gali va a trovare Corinne e le propone di utilizzare la melodia da lei scritta anni prima per dar vita al testo di Ehùd Manòr. Nasce così uno dei brani-simbolo più importanti della musica israeliana . Come Èhùd Manòr, mancato nel 2005, anche Corinne Allal è stata una delle più grandi figure della musica israeliana. Purtroppo Corinne è mancata anzitempo, nel Dicembre 2024. TRADUZIONE del testo di Ein li Èretz Achèret : Non ho alcun’altra terra, anche se (dove sto) il suolo brucia In ebraico una sola frase mi penetra nelle arterie nell'anima nel corpo dolente nel cuore affamato Casa mia è qui. Non starò in silenzio perchè la mia terra ha cambiato il proprio volto, non gliela darò vinta le ricorderò (tutto questo) e le canterò proprio qui nelle orecchie fino a che aprirà gli occhi. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Come nel caso di Habayta, un brano nato come espressione di protesta antistituzionale diviene negli anni espressione di consenso, mainstream. In occasione del Yom Ha’atzmaut 2023 (La Festa dell’Indipendenza d’Israele 2023) Ein li Èretz Achèret è stata infatti eletta “Canzone per eccellenza d’Israele” dai lettori di Yediòt Acharonòt, il quotidiano a maggiore tiratura del Paese. L’anno prima, in occasione del 75mo anniversario della fondazione dello Stato, il brano è stato eletto “ Canzone del 75mo d’Israele ” dai lettori del quotidiano Israel Hayom e gli ascoltatori della popolare stazione radio Kan Gimel. È interessante notare, tuttavia, che Ein li Èretz Achèret -pur essendo un brano di protesta- non suscitò particolari dispute al momento della propria uscita, a differenza di Habayta. Forse perchè, quattro anni dopo l’inizio della guerra in Libano, l’assuefazione a una situazione altrimenti anomala aveva ormai anestetizzato gli animi e le discussioni. Forse perchè la realtà sanguinosa aveva iniziato a indurre ad una diversa visione delle cose in merito alla permanenza in Libano. Alcune significative esecuzioni: • Oltre a Gali ‘Atàri, la cantante per eccellenza di Ein li Èretz Achèret è Corinne Allàl , che ne ha composto la musica. Qui abbiamo una delle prime registrazioni di Corinne, con la sua caratteristica voce un po’ roca, al limite della dissonanza. Rispetto all’esecuzione di Gali ‘Atàri, l’esecuzione della Allal si distingue per il proprio minimalismo . Nonostante la grande forza del testo, quando Corinne cantava e suonava questa canzone lo faceva quasi con timidezza, forse per mantenere quel carattere molto intimo che, anni prima, le aveva ispirato la melodia. • Un’esecuzione di Gàli 'Atàri del 2020 . Qui la cantante interpreta la canzone all'interno del Mausoleo dei Caduti nelle Guerre d’Israele, sito sul Monte Herzl a Gerusalemme . I nomi che si vedono sui mattoni del Mausoleo sono nomi di caduti, di cui è anche indicata la data di morte. Il videoclip è stato prodotto dall’Organizzazione delle Vedove e Orfani dei caduti IDF. Gali esegue la canzone assieme a parenti di caduti • Un’esecuzione delle due cantanti insieme, Gàli e Corinne, sul palco della Cerimonia Nazionale tenutasi nel primo anniversario del 7/10 . La cerimonia venne prodotta dall’ Organizzazione delle Famiglie Colpite dall’attacco del 7 Ottobre, come alternativa critica alla cerimonia ufficiale organizzata dal Governo d’Israele. Questo è considerato, da molte delle famiglie delle vittime, uno dei maggiori responsabili della catastrofe del 7/10.












