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LO TENATZCHÙ OTÌ (2023) - Non mi sconfiggerete (2023)

  • Immagine del redattore: progetto 710
    progetto 710
  • 26 mar 2024
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 31 lug

Questo brano, dopo lo scoppio della guerra scatenatasi il 7/10, è stato ufficiosamente eletto a “canzone ufficiale” da parte di Tzaha”l, IDF, l’Esercito Israeliano. Un remake di un pezzo del 1984 della storica compositrice Naomi Shemer, qui proposto dal non meno storico cantante Yeoràm Gaon.


AUTORE: Naomi Shemèr. Canta Yeoràm Gaòn

STILE:  Adrenalinico (L) |

CATEGORIE: Patriottismo e Propaganda  |  Remakes  |  Guardando Avanti  |

USCITA: 27/11/2023, giorno 51 di guerra e prigionia degli ostaggi.

INTRODUZIONE:

——————————————————

La canzone che è stata informalmente eletta a “canzone ufficiale” da parte di Tzaha”l, IDF, l’Esercito Israeliano.

Allo scoppio della guerra scatenatasi il 7/10, Tzaha”l ha commissionato al popolare cantante Yeoram Gaon un remake, un nuovo arrangiamento, di “Non mi sconfiggerete”, brano del 1984 della storica compositrice Naomi Shemer (1930-2004).


L’ottantaquattrenne Gaon ha prontamente risposto al richiamo: con alcune aggiunte posticce ormai brizzolate e le basette ricce che da sempre lo accompagnano, si è ripresentato accanto accanto a giovani rappresentanti delle Lehakòt Tzevaiòt, i gruppi musicali dell’esercito da cui nel 1957 iniziò una carriera di successo che prosegue sino ad oggi.

Il risultato: un nuovo arrangiamento del brano, in stile moderna marcia militare e un videoclip che - utilizzando uno stile grandioso e pubblicitario - non ha risparmiato nei mezzi.

Nell’arrangiamento attuale, vanno notati dei velati accenni alla melodia dell’Hatikwa, l’inno nazionale, in un paio di passaggi musicali di collegamento.


Il messaggio originale della canzone non è però necessariamente l’esaltazione dell’esercito trasmessa dall’attuale spettacolare videoclip. La “non sconfitta” di cui Naomi Shemer canta (*) ha infatti un nostalgico carattere storico, che sottintende alla sopravvivenza del Popolo Ebraico nel corso dei millenni, a dispetto delle difficoltà incontrate e delle innumerevoli persecuzioni subite.


Le immagini metaforiche che compaiono nel testo della canzone - la via rumorosa, i bambini, l’alternarsi di stagioni, dolore e gioia - esaltano infatti una non-sconfitta che non viene raffigurata necessariamente come risultato di una capacità bellica o di eroismo militare. Naomi Shemer, era ben consapevole che la sopravvivenza fisica dello Stato d’Israele è dovuta alla necessaria presenza di Tzaha”l, ma scelse nel suo testo di non evidenziarlo, rimanendo fedele ai numerosi altri messaggi che esaltano la pace, proposti nella maggior parte delle sue altre canzoni.


Ciò premesso, è ragionevole pensare che Tzaha”l abbia ugualmente scelto “di investire” proprio in questa specifica canzone per via del confortante titolo, dell’orecchiabile ritornello che si presta bene a una marcia, del brano scritto comunque da un’autrice - e cantato da una voce - che storicamente hanno rappresentato lo Stato, con un ampio consenso.


Il termine “consenso” è qui fondamentale: Tzaha”l non è semplicemente un esercito popolare, basato sul coinvolgimento attivo di civili, di ogni etnia, periodicamente richiamati a Miluìm, il Servizio delle Riserve. Tzaha”l, in conseguenza del suo ruolo di crogiuolo socioeconomico ed etnico, è una componente centrale del tessuto della società israeliana; sia in termini concreti, sia emotivi.


Va anche sottolineato che -nel videoclip- la predominante presenza femminile non ha un senso “decorativo”: le soldatesse non sono “le veline” di Yeoram Gaon. Infatti in Israele, sin dalla nascita dello Stato, le ragazze sono richiamate al servizio militare anche in ruoli altamente operativi. Inoltre, segno evidentemente dei tempi che evolvono, in una breve inquadratura, si nota anche un soldato con una bandiera sulle spalle che ammicca alla Bandiera Arcobaleno.


Tuttavia, nonostante questa centralità dell’esercito nel tessuto sociale dello Stato, Israele - a dispetto dell’immagine trasmessa dai media esteri - non è un paese militarista in sé. Non è, cioè, basato su valenze e metodi che, altrove, caratterizzano l’esperienza e l’approccio di vita militare; nè certamente rispetta il rigido e cieco senso di gerarchia tipico degli eserciti tradizionali.


Israele, avendo necessità di una buona capacità militare per sopravvivere in una regione da sempre ostile alla sua presenza, ha optato per una combinazione di esercito che svolge anche funzioni sociali e formative, unite ad una componente altamente tecnologica. La sua sofisticata capacità di Ricerca e Sviluppo, inoltre, contribuisce all’economia del Paese.


NAOMI SHEMER (1930-2004) è considerata sino a oggi la più importante cantautrice israeliana, che ha accompagnato, nel corso della sua vita, la nascita e crescita dello Stato d’Israele. Attraverso un ebraico colto, ricco di metafore e riferimenti storico-letterali, Naomi Shemer ha creativamente saputo produrre brani in cui si riflettono i diversi aspetti dell’ethos sionista, spaziando con sensibilità dalle canzoni per bambini a pezzi delicati o drammatici.


Il brano più conosciuto di Naomi Shemer è Yerushalaym shel Zahav (Gerusalemme d’Oro). (2).

Alla nota (2), una registrazione della canzone. Il celebre brano è in genere eseguito da cantanti diversi, principalmente da Shuly Nathan, ma in questa registrazione è insolitamente cantata da Naomi Shemer stessa.


YEORAM GAON (1939 - ) è un cantante, attore e presentatore di origine sefardita. Popolare e affermato sin dall’inizio della carriera, iniziata nel 1957 in uno dei gruppi musicali dell’esercito - come nel caso di molti artisti israeliani - e proseguita poi in costante ascesa, Gaon è artisticamente attivo anche oggi.

Lo showman è identificato - e si autoidentifica - con uno spirito di consenso nazionale e buoni sentimenti, che sa trasmettere con una confortante voce calda, in un ebraico ricco e forbito ma non presuntuoso.


[Questa nota introduttiva è dedicata alla cara amica Angela Polacco Lazar, che ama in modo particolare questa canzone ed ha suggerito di inserirla nel Progetto 710].



TRADUZIONE, NOTE e COMMENTI:

————————————————

Dalla finestra vedo

una via che sembra un fiume in piena

di gente che va al lavoro quotidiano

E alunni che vanno a scuola (1)

con la cartella sulle spalle

e nelle mani

rami di mirto fioriti


All’improvviso mi sovviene, è molto chiaro

e dico a me stesso

No, non mi vincerete,

non la do vinta così in fretta…

No, non mi batterete,

non mi lascio sconfiggere così facilmente.


Dalla finestra vedo

un aeroplano decollare e un altro che plana

per poi nascondersi dentro le nuvole

lontane.

Sento (come un) meccanismo

(in quella) musica pronta a iniziare

che si diffonde

per le strade

e per mercati


All’improvviso mi sovviene, è molto chiaro

e dico a me stesso

No, non mi vincerete,

non la do vinta così in fretta…

No, non mi batterete,

non mi lascio sconfiggere così facilmente.


Primavera e autunno (si alternano) alla mia finestra

giorni di pioggia e giorni di caldo secco

luce e buio

solista e coro

(Tutto) si rimescola

e (poi) si fonde insieme

odi di lutto

canti di lode

e a volte diventa tutto un gran frastuono


All’improvviso mi sovviene, è molto chiaro

e dico a me stesso

No, non mi vincerete,

non la do vinta così in fretta…

No, non mi batterete,

non mi lascio sconfiggere così facilmente.



NOTE e COMMENTI:

————————————

(1) Per dire “alunni” Naomi Shemer usa in ebraico un’espressione antica, “Tinokot shel beit rabban” (“bambini che già da piccoli imparano la Torah”) ampliandone il significato.

L’espressione ha origine nel Talmud Babilonese e si riferisce ai bambini ebrei cui -come è usanza da secoli- già in tenera età viene insegnato a leggere e ad apprendere i primi rudimenti della Torah e delle tradizioni.

La parola “tinòk” (pl. tinokòt) indica nell’ebraico moderno sia il neonato, sia il bambino nella sua prima infanzia; tuttavia nell’ebraico più antico designava in generale il bambino sino all’età della maggiorità, il Bar-Mitzwà all'età di 13 anni.


(2) Yerushalaym shel Zahav (Gerusalemme d’Oro). Negli anni questo celebre brano è stato eseguito da cantanti diversi - principalmente da Shuly Nathan - e non dall'autrice. In questa registrazione, tuttavia, la canzone viene insolitamente cantata da Naomi Shemer stessa.



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